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Vita di Saladino

Vita di Saladino

Dalle opere di Imàd ad-din e Bahà ad-din
Autore/i: Gibb Hamilton
Editore: Salerno
A cura di Maria Teresa Mascari.
Introduzione di Andrea Borruso pp. 96, 1 tavv. b/n f.t., Roma

Saladino è una delle grandi figure della tradizione medievale. Il suo ingegno, i suoi successi, le sue qualità personali ispirarono una naturale ammirazione ai Crociali di Francia e d’Inghilterra i quali, al seguito di Filippo e di Riccardo, erano andati a combatterlo in Siria; la tolleranza che egli generalmente mostrò verso i vinti suscitò nell’animo dei suoi avversari un rispetto e una simpatia quali forse non ebbe nessun’altra figura della storia musulmana. È perciò che la fama del «buon» Saladino crebbe a dismisura tanto da esser ricordato da Dante nel Convivio (IV II) per la sua generosità, e da esser posto nel Limbo (Inferno, IV 129), in mezzo agli eroi dell’antichità risparmiati dall’eterno tormento, proprio in virtù di quei principi di magnanimità, nobiltà, liberalità che nel Medio Evo si pregiavano in sommo grado. Dal verso di Dante alla prosa del Novellino e del Boccaccio, al romanzo di Jean d’Avesnes, il nome di Saladino giunge fino ai giorni nostri, evocatore di una figura e di una leggenda delle quali tuttavia i più non saprebbero dire gran che.
Non della parte leggendaria di questa vita, ma di quella storica si occupa oggi Hamilton Gibb nel volume che qui si presenta in ltaduzione italiana. La vicenda di Saladino (II38-II93), il cui vero nome fu Yusuf ibn Ayyub, può essere riassunta in questi termini: venuto su quasi dal nulla, grazie a una carriera inizialmente non priva di violenze e di ambiguità, salì fino a diventare Sultano d’Egitto e di Siria, fondatore di uno Stato e di una dinastia, campione dell’Islàm ortodosso minacciato all’esterno dagli invasori cristiani e all’interno da eresie e scismi, riconquistatore infine di Gerusalemme, la città sacra alle tre religioni monoteistiche. Il suo ritratto, quale appare dagli scritti di Imàd ad-din e di Bahà ad-din (cioè degli storici su cui è basato lo studio di Sir Hamilton Gibb), è quello dell’ottimo principe musulmano, dalle sfumature pietistiche più che cavalleresche: una pietas che forse gli impedì di godere nello stesso Oriente della leggenda che si formò e si sviluppò in ambito occidentale.
Le due fonti sono state ben utilizzate da Sir H. Gibb, arabista e islamista di grande valore e finezza. Lo studioso stringe da presso la serie dei nudi fatti storici relativi alle tappe della vita del Sultano, dando spazio preminente alle lotte contro i Crociati: viste, questa volta, anche dall’altra parte, cioè dalla parte degli arabi. Ne emerge un profilo storicamente ben definito, che consente per altro di mettere meglio a fuoco anche l’immagine leggendaria di Saladino.

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