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Selezione di volumi Aseq Editrice

Selezione da Iridologia

Le Parole Russe

Le Parole Russe

Storia, costume, società della Russia attraverso i termini più tipici della sua lingua
Autore/i: Nicolai Giorgio Maria
Editore: Bulzoni
pp. 360, 14 tavv. b/n f.t., Roma

Estratto dalla Introduzione

I primi incontri con «parole russe» li feci – come, immagino, molti lettori di questo libro – leggendo, ancora ragazzo, quel capolavoro della letteratura avventurosa che è il Michele Strogoff di Verne e i due romanzi salgariani Gli orrori della Siberia e Le aquile della steppa. Incontrai allora per la prima volta la «malcomoda tarantassa », la « sconquassata» kibitka, la «primitiva» teléga, gli jamsciki, «aquile della grande strada», l’«infame» knutt, le «gusle dalle corde di seta» e altre parole dai suoni alle mie orecchie strani come kvas, kumjs, podoroznaja, jurta, ispravnik e via elencando.

Con il passare degli anni, il fondo di questi esotismi, nella memoria di ognuno di noi, si fa di certo più ricco e vario. La nostra mente ferma infatti, in modo più o meno nitido, un numero crescente di «russismi», puntualmente ricorrenti da un libro a un altro, da un articolo di giornale a un altro, quasi sempre posti fra virgolette oppure evidenziati in caratteri corsivi o mediante una maggiore spaziatura fra le lettere che li compongono. Si tratta di vocaboli semplicemente traslitterati dal cirillico nell’alfabeto latino – magari a volte con lievi adattamenti fonetici o morfologici -, mancando l’italiano di termini ad essi equivalenti, in quanto designano cose, concetti e fenomeni che non trovano esatta corrispondenza nella realtà passata e presente del nostro paese. Anche quando vi sarebbe qualche possibilità di renderli nella nostra lingua, senza dover far ricorso a neologismi o traduzioni approssimative, si preferisce quasi sempre traslitterarli dal momento che sono considerati, a ragione, depositari di un colore locale o storico che si desidera conservare….

Etimologia e Geografia nella Lirica dei Trovatori

Etimologia e Geografia nella Lirica dei Trovatori

Autore/i: Fuksas Anatole P.
Editore: Bagatto Libri
pp. 258, Roma

Le interpretazioni trobadoriche dei toponimi denotano il consapevole ricorso ad una interpretatio registrata sui parametri del discorso celebrativo, secondo la tradizione classica di ascendenza ciceroniana che classifica l’etymologia tra i loci dell’inventio. Alla comune matrice retorica corrisponde un’altrettanto comune intenzione espressiva. Le varie interpretazioni di questo modello interpretativo danno luogo ai frammenti di un’unica, peculiare image du monde: una geografia lirica imperniata sulla retorica del discorso celebrativo e improntata ai presupposti ideologici della cortesia. Questa geografia cortese determinata dalle interpretazioni trobadoriche dei toponimi riflette istanze proprie di una mappa politica o genealogica, ne segue i rielievi, i profili, debordando raramente dai contorni della matrice. Il criterio di sovrapposizione è accumulativo, conflittuale: gli argomenti geografici del possesso, della provenienza, dell’itinerario denotano un rapporto di complementarità con la metafora celebrativa.

L’Albero

L’Albero

Vita e morte di un immortale
Autore/i: Mutto Accordi Sergio
Editore: Altravista
pp. 310, nn. ill. a colori, Broni (PV)

Gli alberi svolgono un ruolo insostituibile che spesso non sappiamo percepire e apprezzare. L’albero. Vita e morte di un immortale vuole colmare questa lacuna e farne conoscere la straordinaria natura, utilizzando un linguaggio divulgativo, accessibile a tutti. Nella loro evoluzione gli alberi hanno sviluppato cellule staminali multi potenti che non sono nate per morire, ma possiedono la prodigiosa facoltà di moltiplicarsi perennemente generando con continuità nuovi tessuti. Hanno imparato a contrastare e condizionare le mutevoli variazioni dell’ecosistema ed elaborato un apparato di biopercezione in grado di attirare gli organismi utili e respingere quelli dannosi, affermandosi nei più svariati territori. Essi non parlano ma riescono a comunicare con noi attraverso le loro strutture che mantengono per sempre le tracce della loro esistenza. Capirne i segni dà la possibilità di instaurare un dialogo continuo immaginando di domandare agli alberi quali siano i loro problemi per trovare le giuste soluzioni. La comprensione di tutte queste prerogative, poco note e non sfruttate, permette di migliorarne le condizioni, valorizzandoli in modo adeguato alle loro insostituibili funzioni e conservarli per un tempo illimitato.

Sergio Mutto Accordi ha dedicato la sua attività scientifica e professionale allo studio delle malattie delle piante ornamentali e forestali, occupandosi in modo particolare della salute, conservazione e più in generale della salvaguardia e valorizzazione degli alberi monumentali diventando uno dei maggiori esperti del settore. Già Professore di prima fascia di Patologia vegetale forestale, ha insegnato anche Patologia delle piante ornamentali, Salute e benessere delle piante in foresta, Salute e benessere delle piante ornamentali nella Facoltà di Agraria dell’Università di Padova dove ha ricoperto anche numerosi ruoli istituzionali. È stato ideatore e fondatore del Centro di ricerca per il restauro, il recupero e la valorizzazione dei parchi storici e degli alberi monumentali della stessa Università.

Vijñānabhairava

Vijñānabhairava

La conoscenza del tremendo
Autore/i: Anonimo
Editore: Adelphi
Traduzione e commento di Attilia Sironi.
Introduzione di Raniero Gnoli pp. 146, Milano

Due scuole si sono battute a lungo in India, raggiungendo una estrema tensione nei secoli VII-VIII: quella che predica il raggiungimento dell’illuminazione attraverso un metodo graduale e quella che predica «l’esperienza improvvisa». A quest’ultima scuola, a cui si ispirerà, in Cina, il Buddhismo Zen, si riconduce il Vijñānabhairava, testo sacro mai prima tradotto in italiano, che presenta in centododici stanze altrettante possibilità della «via abbreviata». Leggerlo, e sciogliere a poco a poco i suoi enigmi, sarà un’occasione per capire nei suoi termini originari una delle dottrine esoteriche su cui spesso gravano i più vari equivoci: il Tantrismo, con la sua metafisica dell’unione sessuale. Nella massima concentrazione e densità, il Vijñānabhairava o «Conoscenza del Tremendo» (dove «Tremendo» corrisponde a Bhairava, uno dei nomi di Śiva), ci guida a quella «inondazione divina» che è un segno distintivo della dottrina tantrica. E sarà Śiva stesso a parlare, in queste sentenze, rivolgendosi alla Dea, la Śakti divina, che è la sua stessa Potenza. Alla fine, una volta enunciati tutti i punti dell’insegnamento, «gioiosa, la Dea si attaccò al collo di Śiva».

Il Fisiologo

Il Fisiologo

Autore/i: Anonimo
Editore: Adelphi
a cura di Francesco Zambon pp. 112, Milano

Una intera, folta letteratura, quella dei ‘bestiari’ – il cui fascino oggi è ridiventato acutissimo, basti pensare alla Zoologia fantastica di Borges – risale a questo prezioso libretto, che ha avuto nella nostra civiltà un’influenza capillare, di cui ritroviamo le tracce nelle grandi opere dell’arte medioevale, in tante immagini poetiche tradizionali, infine nella selvaggia ‘storia naturale’ delle fiabe, dei proverbi e dei modi di dire. Scritto, secondo l’ipotesi più accreditata, in Alessandria, e in ambiente gnostico, fra il II e il V secolo dopo Cristo da un autore ignoto, Il Fisiologo si articola in capitoletti stupendamente concisi, che descrivono i «costumi» di vari animali, comuni o immaginari, e le proprietà di alcune pietre: incontriamo così la iena ermafrodita, il castoro che si strappa i testicoli, la pantera dalla voce profumata, l’unicorno allattato dalla vergine, la vipera dal volto di donna che strappa la testa al maschio dopo la copula – e tante altre meraviglie, presentate come fatti elementari e indiscutibili. Ma non questo soltanto ci dice Il Fisiologo: ognuno dei caratteri di cui parla è infatti anche una cifra simbolica, che permette di passare a significati ulteriori, enigmi divini e infernali, oscuramente scritti sul corpo della natura. E in questa ‘lettura’ la dottrina cristiana assume spesso una coloritura gnostica e sembra combinarsi con i misteri greci ed egizi. Il lettore moderno troverà perciò in queste pagine non soltanto una purissima delizia letteraria e un inesauribile oggetto di curiosità, ma l’occasione per risalire alle origini di immagini che, giunte a noi come segni del mostruoso, del grottesco, del superstizioso e del ‘fantastico’, celano un sorprendente spessore di significati simbolici.

Il Sapore della Libertà

Il Sapore della Libertà

Autore/i: Chah Achaan
Editore: Astrolabio Ubaldini
Traduzione di Letizia Baglioni pp. 180, Roma

Entrando nel Wat Pah Pong, il monastero creato da Achaan Chah, ci sentiamo trasportati ai primi anni del buddhismo, quando l’insegnamento di Gotama costituiva ancora un vivo esempio per i molti asceti che si sforzavano di seguirne le orme. La semplicità di vita, la stretta disciplina, la povertà e, soprattutto, il lavoro manuale che si intreccia con lo studio della meditazione, lo rendono un rifugio ideale per coltivare la comprensione e la virtù. Questa raccolta di discorsi, tenuti dal maestro Achaan Chah in Thailandia e in Inghilterra nell’arco di oltre dieci anni, non intende fornire una guida sistematica alla meditazione, né vuol essere un trattato da studiare per arricchire il nostro bagaglio di ’conoscenze’ spirituali, ma piuttosto vuol delineare un quadro completo dell’insegnamento di questo grande maestro contemporaneo. Le parole di Achaan Chah emergono spontaneamente dalla sua esperienza diretta della Via e hanno una capacità quasi miracolosa di adattarsi alle esigenze spirituali di ciascuno, che sia lettore o ascoltatore, per esporre il Dharma in modo semplice e chiaro. Di qui forse il fascino esercitato dal suo messaggio sui praticanti occidentali, che ormai da molti anni si sono stabiliti in Thailandia per studiare meditazione sotto la sua guida.

Ippopotami e Sirene

Ippopotami e Sirene

I viaggi di Omero e di Erodoto
Autore/i: Cantarella Eva
Editore: Utet
pp. 142, Novara

L’Odissea di Omero e le Storie di Erodoto: due tra le più antiche opere di viaggio della letteratura occidentale, entrambe espressione del mondo greco, eppure straordinariamente diverse l’una dall’altra. Il poema di Ulisse tratteggia l’itinerario simbolico e introspettivo di un uomo alla ricerca di se stesso, ed è la grande metafora che sta alle radici della letteratura occidentale e del nostro immaginario collettivo. Le Storie, invece, anche se permeate di informazioni favolose e poco veritiere, sono i resoconti delle ricerche e delle esplorazioni che Erodoto ha effettivamente compiuto lungo le rotte e le strade del Mediterraneo e dell’Antico Oriente.

In Omero, il mondo selvaggio, al di là dei confini dell’Egeo occidentale, popolato da maghe seduttrici, giganti cannibali e Ciclopi, è modello negativo di barbarie, contrapposto ai valori della civiltà greca: a questi Ulisse, tra mille peripezie, e non senza indugiare, desidera infine fare ritorno. In Erodoto, l’orizzonte geografico si allarga a luoghi lontani e meravigliosi – la Libia, l’Iran, il Caucaso – e ai popoli che li abitano. Lo storico li osserva con l’atteggiamento di un moderno antropologo, che non crede all’esistenza di valori assoluti e civiltà superiori, ma sa che «se si proponesse a tutti gli uomini di scegliere, tra tutte, le usanze migliori, ciascuno dopo un’attenta riflessione indicherebbe le proprie».

Eva Cantarella ci accompagna tra luoghi fantastici, come l’isola dei Feaci e il palazzo della maga Circe, e regni realmente esistiti, come l’Egitto e la Persia. Fra le sirene ammaliatrici da cui Ulisse deve fuggire e gli ippopotami del Nilo che Erodoto racconta con curiosità agli Ateniesi, che non li hanno mai visti, l’autrice ci insegna a ricostruire una mappa, geografica e ideale al tempo stesso, dell’incontro e dello scontro fra civiltà e barbarie, di mondi diversi che imparano a conoscersi, e del percorso che l’uomo compie alla ricerca dell’uomo.

Il Libro dei Morti

Il Libro dei Morti

Autore/i: Fortune Dion
Editore: Edizioni Clandestine
Traduzione di Barbara Gambaccini pp. 108, Massa

In questa guida metafisica e mistica, volta alla comprensione e accettazione di tutte le fasi che accompagnano la morte, l’autrice svela alcuni antichi misteri esoterici occidentali, per spiegare come affrontare la morte, rimuovendo la paura dell’ignoto e della separazione. “Se solo cessassimo di raffigurarci la Morte come una terrificante falce, potremo cominciare a percepirla come la Grande Anestesista, invocata da un Dio caritatevole per farci scivolare in un sonno profondo, durante il quale, reciso il cordone ombelicale argenteo, l’anima torna libera“. Anche a coloro che restano in vita sono dedicate parole colme di speranza, che li aiutano a superare il dolore della perdita senza rimanere ancorati alla vita terrena del defunto, ora destinato a proseguire su altri piani. “Che siano pensieri d’amore, non di lutto, ad accompagnarle nel loro viaggio, pensieri lievi come gabbiani che volano in circolo attorno alle navi. Auguriamo loro un viaggio colmo di letizia e apprestiamoci ad accogliere con gioia il momento in cui potremo ricongiungerci“.

Spirito

Spirito

Dall’incudine della malattia al martello della morte
Autore/i: Silvagni Silvana; Molli Gian Maria
Editore: Robin
pp. 506, ill. b/n, Torino

 «Sì, farò così». Con queste tre parole sarebbe dovuto finire il mio terzo romanzo, con l’ultima risposta di Io a Spirito, al termine del lungo racconto sulla mia menomante malattia, finita, comunque, con un lieto fine: altrimenti non sarei qui a parlarne. E invece all’improvviso la Commedia si è tramutata in Tragedia: ho perduto la mia Beatrice. Dopo quarantacinque anni e dieci mesi di matrimonio, la dolce sposa, la compagna inseparabile, la mia ispiratrice, la mia guida, il mio sostegno se n’è andata. Con lei il tumore è stato meno delicato: l’ha spezzata nel breve volgere di pochi giorni, nessuno passato a letto, dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni di vita a farmi da badante, da infermiera, da assistente, da autista. E ho dovuto, mio malgrado, proseguire la narrazione – il mio è un “romanzo aperto”, una sorta di diario, senza averne però la forma – per poter parlare di lei, non solo della sua morte, ma della sua vita, di quanto lei ha detto, ha fatto, ha scritto. Per questo ho aggiunto la sua firma: il suo apporto al romanzo è fondamentale, esempio di un’esistenza da ammirare e da imitare.

Politica e Profezia

Politica e Profezia

Appunti e frammenti 1910 – 1935
Autore/i: Pessoa Fernando
Editore: Bietti
a cura di Brunello N. De Cusatis pp. 376, Milano

In Italia Fernando Pessoa è noto soprattutto come il creatore dell’eteronimia, il brillante scrittore che ha immortalato la letteratura portoghese del XX secolo. È tutto vero, naturalmente, ma non è altrettanto noto che il poeta di Lisbona fu un profondo ed “eccentrico” pensatore socio-politico, che si confrontò con l’attualità del suo Paese in modo sempre trasversale e non allineato, spesso controcorrente, affrontando il passato, il presente e il futuro dell’Europa alla luce di miti, leggende e profezie. Studioso di politica, fu anche cultore di esoterismo: s’interessò alla massoneria e ai Rosacroce, alla teosofia e alla tradizione occulta del cristianesimo. Pubblicato a centotrent’anni dalla sua nascita, questo volume raccoglie appunti e frammenti – scritti tra il 1910 e il 1935 – dedicati alla politica e al mito, gettando finalmente luce su quelle zone rimaste in ombra della vita (plurale) di un grande poeta del Novecento.

Pagine Esoteriche

Pagine Esoteriche

Autore/i: Pessoa Fernando
Editore: Adelphi
a cura di Silvano Peloso pp. 236, Milano

«In primo luogo sentire i simboli, sentire che i simboli hanno vita e anima – che i simboli sono come noi» scrive Pessoa in uno dei suoi frammenti di filosofia ermetica. E poiché per lui «noi» non può che riferirsi a una pluralità proliferante, con i simboli si composero e attraversarono la sua mente «migliaia di teorie, grottesche, straordinarie, profonde, sul mondo, sull’uomo, su tutti i problemi che riguardano la metafisica». Che poi egli continuamente abbandonasse la teoria che aveva appena elaborato faceva parte della stessa fisiologia mentale. Comunque, in questa sua opera incessante e illusionistica, Pessoa molto attinse a fonti esoteriche, e di tale quête sussistono ricche testimonianze fra le migliaia di sue pagine manoscritte alla Biblioteca Nazionale di Lisbona. Per la prima volta questo volume ne raccoglie e articola una parte sostanziosa, permettendoci di capire a quali misteri alludesse, in Pessoa, quella «intelligenza analogica» che sola era in grado di guidare colui che si proponeva di «sentire tutto in tutte le maniere».

Principi di Saggezza Universale

Principi di Saggezza Universale

Autore/i: Elahi Ostad
Editore: Mondadori
Scelti e raccolti da Bahram Elahi.
Traduzione a cura del comitato di redazione Athenaeum NAE pp. 96, Milano

Nato nel Kurdistan iraniano, Ostad Elahi (1895-1974) è stato un mistico, un filosofo, un grande giurista e un musicista di fama internazionale, che ha dedicato la vita alla ricerca della Verità. Cresciuto accanto a eminenti figure spirituali, si immerge giovanissimo nella pratica della meditazione e dell’ascetismo, lontano da preoccupazioni materiali. Ma a venticinque anni decide di allontanarsi dal misticismo classico – e teorico – perché sente la necessità di confrontare i suoi principi etici con la realtà della vita quotidiana, di applicare alla società del suo tempo le nozioni di Verità, di Bene, di Giustizia che lo guidano: diventa magistrato. Per oltre trent’anni Ostad Elahi ricerca l’equilibrio tra i diritti dell’individuo e quelli della collettività

L’Ortodossia

L’Ortodossia

Autore/i: Chesterton Gilbert K.
Editore: Morcelliana
Traduzione dall’inglese e prefazione di Raffaello Ferruzzi pp. XI-260, Brescia

AVVERTENZA ALLA 3a EDIZIONE

Sono ormai tre anni che Gilbert Keit Chesterton è morto, ma l’attualità della sua polemica costruttiva e del suo stile paradossale perdura, intensificata, se ce n’era bisogno, dalla conoscenza delle sue direttive più intime che la sua «Autobiografia» (Milano, 1938) ci ha reso possibile.
Al centro della singolare esperienza di pensiero, di vita, di creazione artistica che si impersona nel Chesterton rimane «Ortodossia», questa sorprendente meditazione sulla intelligenza ed il cuore umano e le loro molteplici relazioni colla realtà varia e complessa, da cui è venuta emergendo suggestiva e convincente, l’idea che il cattolicismo rappresenta la sanità dell’uomo, l’equilibrio delle sue facoltà spirituali, l’incorporamento armonico e la consacrazione religiosa di tutti i valori che la civiltà è venuta esprimendo, come pure il loro sicuro fondamento….

Trovatori di Provenza e d’Italia

Trovatori di Provenza e d’Italia

Autore/i: AA. VV.
Editore: Guanda
Introduzione testi e note a cura di Gianluigi Toja pp. 304, Parma

Questa nuova antologia trobadorica di poeti provenzali e italiani vuole offrire testi criticamente sicuri alla lettura obbligata degli studenti universitari, nelle lezioni di Filologia Romanza, e alla libera lettura di tutte le persone che desiderino delibare le più belle liriche occitaniche.

Le traduzioni sono state preparate particolarmente per questi secondi lettori; per i primi non si è voluto dare un’esegesi precostituita, racchiusa nelle tradizionali “note”, lasciandola all’acribia e alla competenza dei loro qualificati maestri.

Non sono state dimenticate, però, le notizie e le indicazioni ritenute necessarie alla comprensione e allo studio dei testi, ai quali i lettori potranno essere iniziati dai brevi saggi introduttivi.

Frotte di Pesci Rossi

Frotte di Pesci Rossi

Autore/i: Okamoto Kanoko
Editore: Lindau
Prefazione di Dacia Maraini.
Traduzione e note di Fujimoto Yūko pp. 160, Torino

Ancora inedita in Italia, Okamoto Kanoko fu poetessa, narratrice e saggista. Si segnalò sulla scena culturale nipponica della prima metà del ’900 anche per gli atteggiamenti spregiudicatamente disinibiti che potrebbero farla accostare ad alcune protagoniste dell’avanguardia artistico-culturale dell’Occidente, da Colette a Djuna Barnes, ad Anais Nin. I tre racconti che compongono il volume sono rappresentativi di una vena narrativa che l’autrice coltivò soprattutto negli ultimi anni della sua vita. Pur diverse nell’ambientazione e nello sviluppo, le vicende narrate finiscono per sciogliersi in una sorta di rivelazione, tanto imprevista quanto rasserenante. Il protagonista di “Frotte di pesci rossi” è un giovane ittiologo che vive tormentato da una duplice ossessione, un amore che crede impossibile e il tentativo di ottenere finalmente la considerazione dell’amata selezionando una nuova, bellissima varietà di pesce rosso. Un’impresa che sembra destinata a fallire finché, allo stremo delle forze e delle speranze, non scopre che qualcosa è successo là dove meno se lo sarebbe aspettato. Nel secondo racconto, “Nel Settentrione”, il rapporto di tenero affetto che lega un ragazzo idiota a una adolescente in età da marito suscita in lei un sentimento materno che durerà quanto la sua stessa vita, inducendola a sperare in un improbabile ritorno dell’amico del cuore anche dopo che ne ha perduto le tracce. Nel terzo racconto, “Il genio famigliare”, a illuminare il futuro della giovane incaricata di gestire la trattoria di famiglia è la scoperta del misterioso conforto accordato dal destino alla vita scialba e rassegnata di sua madre: nulla è in realtà cambiato nella sua esistenza, se non l’animo con cui la affronterà da quel momento in poi, giorno dopo giorno.

Storia del Bosco

Storia del Bosco

Il paesaggio forestale italiano
Autore/i: Agnoletti Mauro
Editore: Laterza
pp. XV-368, ill. b/n, Bari-Roma

Faggi, castagni, querce, larici, abeti… Oltre il 35% della penisola è coperto da boschi, un paesaggio che spesso percepiamo come primigenio e ‘naturale’. In realtà, come il resto del nostro paesaggio, i boschi sono un prodotto della storia, sempre legata all’opera dell’uomo che ne ha modificato tutte le caratteristiche. Nell’antichità il bosco è già largamente utilizzato, tanto che le foreste naturali nel primo secolo d.C. sono meno di una decina. Il bosco di alto fusto e il bosco ceduo, la forma più diffusa, hanno contribuito al bisogno di legna da fuoco, carbone e legname da costruzione, consentendo allo stesso tempo il pascolo del bestiame. Dal medioevo all’Ottocento sono le costruzioni navali che modellano gran parte dei boschi, legando strettamente il mondo dei commerci mediterranei a quello della montagna. Da nord a sud, poi, esiste una ‘civiltà del castagno’, vero e proprio ‘albero del pane’ a cui intere popolazioni devono la propria sopravvivenza.

La Canonizzazione di Santa Francesca Romana

La Canonizzazione di Santa Francesca Romana

Santità, cultura e istituzioni a Roma tra Medioevo ed età moderna
Autore/i: AA. VV.
Editore: Edizioni del Galluzzo
A cura di Alessandra Bartolomei Romagnoli e Giorgio Picasso pp. XXVIII-628, ill. b/n, in appendice tavv. a colori f.t., Firenze

Atti del Convegno internazionale. Roma, 19-21 novembre 2009.

Il 29 maggio 1608, nella basilica di S. Pietro, papa Paolo V Borghese elevava agli onori degli altari Francesca Bussa dei Ponziani (1384-1440). Dopo la lunga sospensione della ’fabbrica dei santi’ determinata dalle controversie confessionali, Francesca era in assoluto la prima personalità romana a entrare nella storia della santità canonizzata. Questo spiega l’eccezionale investimento finanziario e simbolico profuso in una cerimonia solenne e magnifica, che inaugurava la grande stagione barocca. Tra patriottismo locale e istanze universalistiche, nell’icona di Francesca, nuova grande eroina della Riforma cattolica, veniva ribadita la centralità di Roma quale capitale morale e istituzionale dell’orbis catholicus e insieme la sua ininterrotta fecondità carismatica, mai venuta meno sin dalle sue lontane origini apostoliche. I saggi contenuti in questo libro offrono elementi di riflessione sulla politica della canonizzazione in una fase delicata di trasformazione dell’istituto, mentre lo studio dell’eredità spirituale e culturale di Francesca consente di ricostruire una fitta rete relazionale che vide nei monaci olivetani e nelle oblate di Tor de’ Specchi i protagonisti di iniziative artistiche e caritativo-assistenziali di alto livello, all’interno di un progetto complessivo di rilancio della città nella prima età moderna.

Prezzo di copertina: € 105,00 scontato del 50%

Visualizza indice

 

D. Rosa, Premessa
M. Tiribilli, Presentazione
G. Picasso, Introduzione
A. Paravicini Bagliani, Il rito pontificio di canonizzazione e l’inerranza della Chiesa
G. Dalla Torre, Il rafforzamento del diritto di riserva pontificia: la beatificazione
A. Esch, I processi medioevali per la canonizzazione di santa Francesca Romana (1440- 1451)
D. Zardin, Il processo apostolico per la canonizzazione di santa Francesca Romana (1602-1608)
S. Giordano, “Conservare la religione cattolica” e “difendere la libertà ecclesiastica”. Prospettive del pontificato di Paolo V
M. Boiteux, La cerimonia della canonizzazione di santa Francesca Romana. Teatro, riti, stendardi e immagini
G. Barone, Francesca Romana santa della Riforma cattolica
R. Grégoire (†), Le biografie olivetane antiche di santa Francesca Romana. Elementi di continuità e di innovazione tra Quattro e Seicento
P. Piatti, Memoria agiografica e identità olivetane tra Medioevo ed Età moderna
S. Ditchfield, Gli Oratoriani e l’agiografia. Filippo Neri, Cesare Baronio, Antonio Gallonio
L. Mezzadri, San Francesco di Sales e santa Francesca Romana alle origini della Visitazione
R. Saltarin, Santa Francesca Romana in terra d’Austria
M. Sensi, Tor de’ Specchi e il movimento religioso femminile nel Quattrocento
A. Esposito, Tor de’ Specchi e la società romana tra Quattro e Cinquecento
G. Spinelli, Il monachesimo femminile benedettino a Roma tra Cinque e Seicento
L. Scaraffia, Il registro della memoria. Per una storia delle oblate di Tor de’ Specchi
B. Toscano, Iconografia e storia dell’arte. Riflessioni su un libro di Giovanni Brizzi
C. González- Longo, Da Santa Maria Nova a Santa Francesca Romana: architettura e committenza olivetana nella trasformazione della chiesa dal Trecento al Seicento
B. Cirulli, La Cappella delle oblate in Santa Francesca Romana nella prima metà del Seicento. Continuità e discontinuità
L. Salviucci Insolera, Una finta cupola nella basilica di Santa Francesca Romana. Breve annotazione sull’influsso di Andrea Pozzo a Roma
G. Brizzi, Fra Ippolito di Roma: note iconografiche
A. Delle Foglie, “In honorem S. Franciscae”: Giovanni Baglione e la Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore
G. Milani, Tre committenti per santa Francesca. Le fonti del ciclo della Chiesa Vecchia di Tor de’ Specchi (1468)
V. Casale, Annibale Corradini (?) e Pier Leone Ghezzi nel monastero delle oblate di Tor de’ Specchi
M. A. Nocco, Santa Francesca Romana sul portale del monastero di Tor de’ Specchi e le strategie celebrative degli olivetani tra Fori e Campidoglio
A. Agresti, Andrea Bergondi, Paolo Campi e il rilievo con “Santa Francesca Romana e l’angelo” sulla facciata del monastero di Tor de’ Specchi
C. Leonardi (†), Conclusioni

 

Pecunia Non Olet

Pecunia Non Olet

Potere e ideologia nell’antica Roma
Autore/i: Jori Alberto
Editore: Nuova Ipsa
Prefazione di Alessandro Lai pp. 272, tavv. a colori f.t., ill. b/n, Palermo

Estratto dalla Prefazione

Questo volume nasce da un amore incontenibile per la ricerca e dalla capacità dell’autore di affrontare sfide interdisciplinari che diventano praticabili per la sua abilità di spaziare, con lucidità di pensiero e rigore di metodo, in campi apparentemente lontani. Alberto Jori ci ha abituato in tanti suoi lavori a questi “voli”, con la sua profonda formazione umanistica, filosofica in particolare, con la sua sorprendente cultura dei tempi antichi e con il suo sguardo curioso che, poggiando su quelle solide basi, si alza per interpretare il vivere dell’uomo nella società. Così è questo volume che, accostando il denaro e il potere nella cultura dell’antica Roma, esplora una relazione che da un lato soddisfa la curiosità degli amanti della storia, e della storia dell’economia in particolare, dall’altro interpella la coscienza del lettore contemporaneo, che riesce facilmente a leggere, attraverso il passato, i comportamenti di oggi, pur nella diversità delle strutture sociali, delle norme comportamentali, della realtà politica e delle ideologie diffuse. La qualità del lavoro di Alberto Jori emerge con forza per diverse ragioni: la solida documentazione sulla quale tutto il lavoro si poggia, posto che l’autore non fa alcuno sconto a sé stesso in ordine alla completezza e alla qualità delle fonti, nonché al loro riferimento puntuale nella successione della trattazione; l’abilità dell’autore di rendere estremamente immediata la comprensione delle tesi apportate, sicché anche il lettore non specialista riesce a trovarsi a suo agio nelle impervie relazioni che sussistono tra comportamenti umani, istituzioni sociali, esercizio del potere ed utilizzo del denaro; l’idea di fornire ex ante una chiave interpretativa della società romana antica che appare di felice modernità, se è vero che, negli studi scientifici contemporanei di stampo economico-aziendale, la prospettiva di lettura dei fenomeni – il theoretical framework – è spesso ispirata dalla relazione che le varie technologies, e l’Accounting in particolare, hanno sul potere, per rendere possibile l’esercizio del governo; la bellezza e ricchezza delle illustrazioni che corredano l’opera, mostrando in successione le monete romane e il loro contenuto. Il volume riesce insomma a trasformare un tempo antico in un “luogo intellettuale” a noi vicino, che appare sempre più puntualmente delineato dall’intrigante scelta di successione degli argomenti, senza mai presentare cedimenti sotto il profilo della precisione e del rigore espositivo.

I Cicli Affrescati Paleocristiani di San Pietro in Vaticano e San Paolo Fuori le Mura

I Cicli Affrescati Paleocristiani di San Pietro in Vaticano e San Paolo Fuori le Mura

Proposte di lettura
Autore/i: Proverbio Cecilia
Editore: Brepols
pp. 440, ill. 122 b/n e a col., Turnhout (Belgio)

Il volume analizza la decorazione delle basiliche paleocristiane di S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le mura, considerati due fra i maggiori poli cultuali della Roma tardoantica. Edificati in momenti diversi del IV secolo, entrambi gli edifici sono noti nella loro conformazione e nelle caratteristiche principali, ma molti punti rimangono ancora da chiarire a proposito della decorazione interna in tempi prossimi alla loro fondazione. Attraverso sistemi integrati di fonti scritte e figurate, risalenti in massima parte ad epoca moderna, è possibile ricostruire l’aspetto che entrambi gli edifici avevano in un periodo precedente alla loro distruzione, avvenuta con tempi e modalità differenti.

Un aspetto particolare della decorazione di entrambi gli edifici era costituito dalla presenza di cicli affrescati che decoravano le pareti della navata centrale, incentrati sulle storie dell’ Antico e del Nuovo Testamento. Lo studio esamina nello specifico queste narrazioni figurate, individuando le analogie di tematica e svolgimento che interessavano le storie veterotestamentarie e le differenze che invece caratterizzavano i cicli neotestamentari, arrivando a formulare alcune nuove ipotesi in merito all’epoca di realizzazione e alle motivazioni che hanno portato ad una differenziazione di soggetto nei cicli dedicati al Nuovo Testamento.

Cecilia Proverbio si è laureata in archeologia cristiana presso l’Università del Piemonte Orientale nel 2003; nel 2003-2006 ha completato il corso triennale del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, nel 2010 ha terminato il dottorato di ricerca presso l’Università di Roma Tre e nel 2012 la scuola di specializzazione in archeologia postclassica presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha ricoperto incarichi presso istituti universitari di Roma e Napoli come cultore della materia e docente a contratto.

 

Catalogo delle Religioni Nuovissime

Catalogo delle Religioni Nuovissime

Autore/i: Graziani Graziano
Editore: Quodlibet
pp. 402, Macerata

Ogni anno in giro per il mondo spuntano nuove religioni come funghi. In questo libro Graziano Graziani ne ha catalogate e raccontate quarantadue, tra le più sorprendenti: si va dalle religioni parodistico-paradossali come il Pastafarianesimo, i cui adepti adorano un essere superiore (il «Prodigioso Spaghetto Volante») alla Chiesa del Giovedì Scorso, che sostiene, con irreprensibile argomentazione logica, che Dio ha creato il mondo giovedì scorso; dalle religioni pop (il Googleismo, l’Iglesia Maradoniana) a quelle di natura artistica (la Chiesa di John Coltrane), o contestatrice (il Kopimismo, la Chiesa dell’Eutanasia). Ma anche le religioni più serie, come quelle generate dalla scienza (la Religione della Scienza o il Cosmismo) e dalla politica (il Culto di Putin), sono parodie; e forse nel mondo secolarizzato finiscono per esserlo anche quelle tradizionali.

L’Impero dei Popoli del Mare

L’Impero dei Popoli del Mare

La storia mai raccontata delle alleanze e delle strategie che diedero impulso alla nascita della civiltà occidentale
Autore/i: Putzu Valeria
Editore: Arkadia Editore
pp. 190, 72 ill. b/n f. t., Cagliari

Chi erano i “Popoli del Mare”? Quale grado di cultura e civilizzazione raggiunsero? Parliamo di una misteriosa alleanza di popoli occidentali che, tra il XIII e l’XI secolo a.C. misero a ferro e fuoco il Mediterraneo orientale, causando la caduta di civiltà come quelle micenea e ittita, e mettendo in seria difficoltà l’Egitto ramesseide. Le loro ardite costruzioni, la capacità di “leggere” la volta celeste, la perizia nel navigare presuppongono, da parte di questi “Popoli”, una buona conoscenza dell’astronomia e della matematica. Secondo i testi tramandatici dagli Egizi questa confederazione sarebbe stata guidata dagli Sherdan, che recenti studi fanno coincidere con i Sardi nuragici, ribaltando completamente il preconcetto storico che vorrebbe costoro imbelli, ignoranti, isolati e alieni dai commerci. In un volume ricco di riferimenti a evidenze archeologiche, siti e testimonianze perlopiù poco conosciute, l’autrice intende apportare un nuovo e determinante tassello – quello dei contatti dei Sardi con l’Occidente e in particolare con la Penisola Iberica – alla comprensione di un fenomeno assai complesso, che testimonia la capacità degli Sherdan e il loro alto grado di civilizzazione. Maestri della metallurgia, sapienti astronomi, provetti navigatori, questi non ebbero certo nulla da imparare dai Fenici. Al contrario è probabile che le loro conoscenze siano state trasfuse a popoli cronologicamente posteriori che, nei manuali di storia, sono sempre portati agli altari della fama.

Il Grande Manuale di Reiki

Il Grande Manuale di Reiki

Origini, filosofia, tecnica, applicazioni
Autore/i: Carmignani Umberto; Magnoni Asa; Oggioni Sabina
Editore: L’Età dell’Acquario
pp. 432, ill. b/n, Torino

Frutto di tredici anni di ininterrotto lavoro da parte di una équipe di trenta Maestri di Reiki – medici, biologi, ingegneri, psicologi, giornalisti, artisti – quest’opera accompagna il lettore in uno straordinario viaggio alla scoperta del Reiki, del suo valore come Tecnica di Guarigione Bio-Naturale, come Filosofia di Vita e Disciplina Spirituale.

Umberto Carmignani, Asa Magnoni e Sabina Oggioni hanno raccolto in queste pagine, insieme a informazioni inedite sulle sue origini e sulla sua storia, nozioni e intuizioni basate sia sulla pratica quotidiana e sull’esperienza evolutiva personale, sia sull’indagine psicologica e scientifica. Attraverso di esse ci svelano la vera natura del Reiki, delle Iniziazioni, dei Trattamenti, mettendo in luce il profondo significato dei Livelli di Reiki e dei Simboli, il funzionamento delle Cerimonie di Attivazione dei Canali Energetici, dei Trattamenti e del Processo di Guarigione e di Crescita Personale e Spirituale.

Alla ricerca del segreto della Guarigione tra Anima e Corpo, gli autori spaziano dal Buddhismo alla Psicologia Transpersonale, dall’Induismo alla Fisica Quantistica, da Platone ad Einstein, da Confucio a Steiner, da Paracelso ad Hamer, dalla Medicina Cinese e Vedica alla Psiconeuroendocrinoimmunologia, in un ampio e sorprendente excursus filosofico, storico, scientifico, religioso e spirituale per conoscere, praticare e divulgare Reiki nella sua autenticità ed efficacia, a beneficio di Studenti, Maestri di Reiki, Operatori Olistici.

La Natura dell’Uomo

La Natura dell’Uomo

Autore/i: Nemesio di Emesa
Editore: Esd
Testo greco a fronte.
Testo critico di Moreno Morani.
Introduzione, traduzione, note, bibliografia e appendice di Moreno Morani e Giulia Regolosi pp. 352, Bologna

Il trattato La natura dell’uomo è il primo testo, di ambiente cristiano, che affronta sistematicamente il tema dell’uomo in tutti i suoi aspetti: proprietà psichiche, fisiche, sensoriali, etiche. Nemesio fa una rassegna delle opinioni espresse da pensatori pagani sui vari problemi e li mette a confronto con la rivelazione cristiana, mostrando come la riflessione puramente razionale dei filosofi pre-cristiani porti a conclusioni insufficienti e contraddittorie, ma non inconciliabili con le verità della fede. Nemesio discute e confuta anche le tesi di pensatori che si sono allontanati dall’ortodossia cristiana, come Apollinare di Laodicea, Eunomio di Cizico e Origene. La natura dell’uomo ebbe una larga popolarità nel mondo bizantino e nell’Oriente cristiano, come appare dall’elevato numero di manoscritti che ce lo trasmettono e dalle numerose traduzioni orientali che ci sono pervenute (armena, araba, georgiana) o di cui abbiamo notizia (siriaca). È conosciuto anche nell’Occidente cristiano, grazie alle traduzioni latine di Alfano, vescovo di Salerno del XI sec., e di Burgundione di Pisa del XII sec., a cui seguirono in periodo rinascimentale nuove versioni. Oggi il trattato di Nemesio è molto studiato e rivalutato in ragione di aspetti interessanti e attuali di quest’opera, considerata da sempre soprattutto una importante fonte di storia della filosofia.

Magica Filosofia

Magica Filosofia

Sapere occulto e sapere illuminato nel pensiero antico e arcaico
Autore/i: Radice Roberto
Editore: Morcelliana
pp. 206, 46 ill. a col., Brescia

Orfeo, Eraclito, Pitagora ed Empedocle, quattro fra i padri della filosofia antica in Grecia (VII-VI sec a.C.) hanno goduto fama di maghi o sono stati rappresentati con attributi o facoltà magiche. Anche certe pitture rupestri risalenti al Paleolitico fanno prevedere un’ispirazione magica, sciamanica, la quale ha qualche
similitudine con il Dionisismo e l’Orfismo della Tracia. È possibile collegare i due poli pur separati da uno spazio cronologico così ampio? Le cosiddette “malattie sacre”, quelle che la gente intendeva come un ingresso diretto del dio nel corpo dell’uomo – una specie di possessione – potrebbero costituire l”’invariante” che si estende quasi all’infinito nella storia. Siamo alle prese con un archetipo umano: il potere sulla natura e la scienza oscura che via via si illumina grazie al contributo della filosofia.

ROBERTO RADICE, allievo di Giovanni Reale e già professore ordinario di Storia della filosofia antica all’Università Cattolica, è direttore delle collane “Temi metafisici e problemi del pensiero antico. Studi e testi” (Vita e Pensiero) e “Lexicon” (Biblia). Ha curato le edizioni complete con testo a fronte di Tutti i trattati del Commentario allegorico alla Bibbia di Filone di Alessandria (Bompiani, 2005) e di Stoici Antichi. Tutti i frammenti (Bompiani, 2002). Ha altresì introdotto, tradotto e commentato la Fisica di Aristotele (Bompiani, 2011) e, in collaborazione con T. Gargiulo, ha curato la traduzione della Politica di Aristotele (Fondazione Lorenzo Vlla, 2 voll., 2014-2015). Fra le sue opere ricordiamo Stoicismo (La Scuola, 2012).

Saussure e la Scuola Linguistica Romana

Saussure e la Scuola Linguistica Romana

Da Antonino Pagliaro a Tullio De Mauro
Autore/i: AA. VV.
Editore: Carocci
A cura di Marina De Palo e Stefano Gensini pp. 158, Roma

 Nel variegato quadro di iniziative scientifiche organizzate in occasione del centenario del Corso di linguistica generale) questo libro offre una ricognizione dei problemi filologici) interpretativi e teorici emersi fin dagli anni Trenta nella esegesi saussuriana. Filo conduttore di questa rilettura·è il lavoro critico di Antonino Pagliaro (1898-1973)
in cui si saldano in maniera compiuta interessi filosofico-linguistici (testimoniati dal costante dialogo con le maggiori correnti del dibattito internazionale) e capacità di analisi empirica che trovano nella semantica il loro terreno privilegiato. Tali presupposti daranno il loro frutto più maturo nella teoria del linguaggio di Tullio De Mauro (1932-2017) delineando la parabola di un pezzo di storia del pensiero linguistico italiano e europeo. Accanto a saggi di F. Albano Leoni, M. De Palo e S. Gensini, D. Gambarara, M. Mancini, J. Trabant, viene qui pubblicato il testo di un’importante conferenza di De Mauro sulla Scuola linguistica romana.

Marina De Palo insegna Filosofia del linguaggio alla Sapienza Università di Roma. Per Carocci ha pubblicato: La conquista del senso. La semantica tra Bréal e Saussure (2001; trad. fr. Lambert-Lucas, 2016) La lezione di Saussure (curato con A. Elia, 2007) Saussure e gli strutturalismi. Il soggetto parlante nel pensiero linguistico del Novecento (2016).

Stefano Gensini insegna Filosofia del linguaggio alla Sapienza Università di Roma. Fra i suoi ultimi lavori, Filosofie della comunicazione (con L. Forgione, Carocci, rist. 2017) l’edizione e commento di G. Fabrici d’Acquapendente, De locutione. De brutorum loquela (con M. Tardella) ETS, 2016) Apogeo e fine di Babele (ETS) 2016. Dirige assieme a G. Manetti la rivista “Blityri. Studi di storia delle idee sui segni e le lingue”.

Itinerari Etruschi

Itinerari Etruschi

Autore/i: Lawrence David H.
Editore: Newton & Compton
Traduzione di Giovanni Paoloni.
Introduzione di Giulio M. Facchetti pp. 176, ill. b/n, Roma

D.H. Lawrence, dopo averlo a lungo desiderato, visitò finalmente l’Etruria con l’amico Earl Brewster. Le tappe del loro viaggio toccarono la costa e le campagne, Cerveteri, Tarquinia, Vulci e Volterra. Di ognuno di questi luoghi, delle tombe, del materiale raccolto nei musei, ma anche dei paesaggi e della gente incontrata, Lawrence ci ha lasciato un ritratto indimenticabile. Il suo interesse per gli etruschi non era soltanto archeologico. Per l’autore di L’amante di Lady Chatterley questo popolo rappresentava quello spirito libero, amante più della vita e dell’eros che delle guerre di conquista, di cui l’autore rimpiangeva la scomparsa.

Takemusu Aikido – Volume 8

Takemusu Aikido – Volume 8

Aiki Ken
Autore/i: Corallini Paolo
Editore: Edizioni Mediterranee
pp. 252, nn. ill. b/n, Roma

Una nuova opera del Maestro Corallini che va ad aggiungersi alla serie didattica iniziata dal suo Maestro Morihiro Saito Shihan. Il volume illustra analiticamente il programma dell’Aiki Ken utilizzato nella pedagogia tradizionale di Iwama. Il testo, corredato da foto tecniche, contiene: Ken No Kamae, Zengo Giri, Shiho Giri, Happo Giri, Ken Suburi Nanahon, Maai, Aiki Ken No Awase Ho, Kumi Tachi Gohon, Ki Musubi No Tachi, Henka No Tachi, Ken No Riai. Per la prima volta viene messa a disposizione un’opera organica e autorevole sull’Aiki Ken di Iwama che costituirà un valido sussidio alla pratica quotidiana del dojo.

L’Uno-Tutto-Solo

L’Uno-Tutto-Solo

L’orientamento lacaniano
Autore/i: Miller Jacques-Alain; Di Ciaccia Antonio
Editore: Astrolabio Ubaldini
pp. 286, Roma

Jacques-Alain Miller offre in questo testo le chiavi dell’ultimo insegnamento di Lacan, presentando al pubblico il suo corso dell’anno accademico 2010-2011, dal titolo “L’Essere e l’Uno”. Il Lacan classico, che va dal 1950 al 1970, dà ampio spazio all’ordine simbolico, alla sessualità, all’amore e al desiderio. L’ultimo Lacan esplora invece il campo del reale e sottolinea l’insistenza del godimento. La grande differenza risiede nel fatto che il soggetto è sempre collegato con un altro o con l’Altro nel Lacan classico, mentre nell’ultimo Lacan ognuno si ritrova sempre solo. In effetti il godimento di ognuno non è complementare al godimento di nessun altro. Il godimento si ripete all’infinito dal momento che lo si è incontrato una prima volta in modo più o meno traumatico. E il modo di inserirsi nell’umano è simile a una dipendenza. Si è drogati di qualcosa che è l’effetto della propria esistenza. In questo volume J.-A. Miller rielabora la distinzione tra i registri dell’essere e dell’esistenza, conferendo al significante un altro valore: il significante non apporta al vivente il senso oppure l’essere, ma provoca un godimento che in parte rimane incancellabile e che riecheggia nel sintomo. La psicoanalisi non si occupa quindi solo di quello da cui si può guarire, ma anche di quello che non ci lascerà mai. Al problema che l’incurabile pone, c’è solo una risposta singolare. Cercarla e trovarla è quello che la psicoanalisi permette a coloro che vogliono intraprenderla. Ecco perché la psicoanalisi non è più solo una cura, ma anche un’esperienza e un modo di vita.

Storia dei Marrani

Storia dei Marrani

Autore/i: Roth Cecil
Editore: Marietti
Prefazione di Marco Cassuto Morselli.
Traduzione di Anna Marcella Tedeschi Falco pp. XVI-340, Bologna

Nel 1492, con la cacciata degli ebrei dalla Spagna a opera dei re cattolici Isabella e Ferdinando, inizia una nuova fase nella storia della penisola iberica. Fuggiaschi e dispersi per mezza Europa (da Amsterdam a Londra, da Livorno a Ferrara) e nel Nuovo Mondo, cambiando identità e spesso esternando apparente devozione cattolica, abbandonando di continuo famiglia, professione e ricchezza: ma in terra libera i marrani gettano la maschera, tornano all’ebraismo, fondano e animano le prime comunità moderne e divengono protagonisti di straordinarie avventure umane e di originali imprese economiche, politiche e intellettuali. Anche per questo la loro vicenda non appartiene solo alla storia ebraica, ma è un’odissea che attraversa l’intera storia della nascita dell’Europa moderna.

Paradiso e Dintorni

Paradiso e Dintorni

Il paesaggio rurale dell’antico Oriente
Autore/i: Liverani Mario
Editore: Laterza
pp. VII- 188, ill. b/n, Bari-Roma

Quando l’Europa iniziò la sua esplorazione del Vicino Oriente, le notizie riguardanti quest’area erano sommarie e spesso facevano riferimento a un passato leggendario e mitico. In particolare, due miti ne avevano simboleggiato il paesaggio: la ‘Torre di Babele’ come metafora per la città e il ‘Giardino dell’Eden’ come metafora per la campagna. Entrambi erano caratterizzati da un elemento di crisi e di collasso: la torre di Babele era rimasta incompiuta e abbandonata, il giardino dell’Eden era stato chiuso all’uomo, costretto a migrare verso ambienti meno ospitali. Invece di città, i primi viaggiatori nel Vicino Oriente trovarono rovine, e invece di giardini trovarono il deserto. Col progredire dell’indagine storica e archeologica, le informazioni sulle antiche città (da Ninive a Babilonia) crebbero, mentre le informazioni sulle campagne rimasero scarse e quasi nulle. La storia orientale antica divenne una questione di re e dinastie, di città e palazzi, di scribi e artigiani e mercanti. Si sapeva che la stragrande maggioranza della popolazione antica era costituita da contadini e pastori, ma la ricostruzione della loro vita e del loro ambiente venne a lungo esclusa dal quadro. Oggi le condizioni sono cambiate. Possiamo provare, per la prima volta, a dare un volto al ‘giardino dell’Eden’, a quel paesaggio in cui è germinata alcuni millenni fa la nostra civiltà.

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