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Selezione di volumi Aseq Editrice

Streghe e Pagane

Streghe e Pagane

Le donne nella religione popolare europea
Autore/i: Dashu Max
Editore: Venexia
Traduzione di Valeria Trisoglio.
Illustrazioni di Max Dashu pp. 464, Roma

Si narra che mille anni fa le streghe consigliavano alle genti di “portare le offerte alle rocce piantate nel terreno e agli alberi e alle sorgenti”. In questo studio che mette a confronto linguistica, archeologia, arte e letteratura medievali, l’autrice svela tradizioni e lignaggi etimologici finora noti solo a pochi studiosi, dimostrando come gli antichi nomi poi stigmatizzati in “strega” avessero i significati di donna saggia, profetessa, divinatrice, guaritrice e sapiente. Il testo parla delle “Donne che vanno in giro la notte con la dea”, sia che fosse nota come Diana, Erodiade o la “strega Holda”; di Wyrd, la tessitrice del destino; delle anziane che cantavano alle erbe; delle fate; delle politiche misogine che accesero i primi roghi; e di tutta la ricca cultura e tradizione pagana che per secoli la Chiesa ha cercato di distruggere. L’autrice compie un’operazione in cui ricuce la tela dell’antica tradizione femminile in Europa.

Sulle Tracce della Grande Madre

Sulle Tracce della Grande Madre

Viaggio nel grembo della storia
Autore/i: Pellegrini Giuditta
Editore: Venexia
Foto di Giuditta Pellegrini.
Illustrazioni di Marina Girardi e Miryam Molinari.
Con la collaborazione di Chiara Neviani pp. 150, nn. ill. a colori, Roma

Foto, tavole e disegni a colori uniti nella forma del carnet de voyage raccontano il viaggio dell’autrice attraverso il Mediterraneo, nei luoghi chiave della civiltà della Grande Madre. È un lavoro ispirato dagli studi di Marija Gimbutas, che con le sue ricerche ha aperto una nuova prospettiva da cui osservare la storia dell’umanità, chiedendoci di abbandonare gli schemi consueti e di sollevare lo sguardo dal ristretto segmento di tempo in cui ci troviamo. Lungi dall’essere barbaro e primitivo, il nostro passato è stata una raffinata epoca comunitaria, priva di prevaricazioni di genere e di classe, che ci costringe a riconsiderare il concetto stesso di “civiltà”. È con questa ispirazione che nasce questo volume, un viaggio nel grembo della storia, nello spazio e nel tempo, alla ricerca di quel lembo che unisce le nostre radici più antiche con il mondo di oggi.

Etnologia e Storia

Etnologia e Storia

Cuzco e le strutture dell’impero inca
Autore/i: Zuidema R. T.
Editore: Einaudi
Con un saggio introduttivo di Nathan Wachtel.
Prefazione di P.E. de Josselin de Jong.
Edizione italiana a cura di Antonio Marazzi pp. XXVII-306, Torino

Estratto dalla Prefazione

Etnologia e Storia è senz’altro un libro difficile tanto per la complessità del soggetto quanto per tutti i ragionamenti che si sono resi necessari per scegliere tra la grande massa di dati contrastanti e per ordinarli secondo non un sistema solo, ma tre sistemi interconnessi. Sono però convinto che chiunque dedichi a quest’opera la concentrazione che merita, ne sarà altamente ricompensato.
Naturalmente, il libro interesserà in primo luogo i peruvianisti, ma sono convinto che i suoi risultati saranno ritenuti importanti per gli studi americanisti in generale. Le sue implicazioni sono notevoli anche per lo studio antropologico di sistemi sociopolitici di altre parti del mondo. Infine, i problemi di metodo che Zuidema deve affrontare sono fondamentali nella etnostoria, una disciplina in rapida espansione, nella quale l’analisi delle fonti non può limitarsi a una stima della validità «storica» della letteratura indigena e delle testimonianze degli osservatori, ma deve anche interessarsi del modo con cui queste fonti riflettono il punto di vista dei partecipanti indigeni sulla loro propria cultura.
É opinione di Zuidema che sia vano aspettarsi dalle cronache spagnole dati immediatamente utilizzabili sull’organizzazione sociale e politica dell’impero inca. Attraverso i miti e la cosiddetta storia degli Inca, contenuti nelle cronache, si può vedere in quali modi (più d’uno) gl’informatori dei cronisti concepivano la loro società e, in particolare, in che modo espressero i principi gerarchici predominanti in termini di successione temporale e di distribuzione spaziale….

Luigi XIV e il Suo Tempo

Luigi XIV e il Suo Tempo

Autore/i: Mandrou Robert
Editore: Sei
Traduzione di Domenico Devoti pp. XV-572, ill b/n, Torino

Estratto dal testo.

Re di Francia dall’età di 5 anni – o per lo meno dal 1651, data della sua maggiore età – Luigi XIV assume il potere effettivo nel 1661 alla morte del cardinale Mazarino, al quale ha lasciato il governo in nome suo fino al termine dei suoi giorni. Non importa se con impazienza o meno: il regno che gli tocca in sorte in quel momento non è certo così ben organizzato da poter spiegare la fretta a governare da solo. Luigi XIV l’ha dettato 10 anni più tardi nei suoi Mémoires: «il disordine del paese era totale», senza per questo imputare la responsabilità ad un ministro devoto, abituato fin dagli anni difficili della Fronda più a destreggiarsi e a giuocare d’astuzia che ad usare la maniera forte; il giovane Re non poteva ignorare la minaccia dei cattivi raccolti, i disordini delle campagne nella Sologne e nella Beauce, le insolenze dei Parlamenti, l’agitazione parigina sempre viva attorno a Port-Royal, dopo la condanna delle Provinciales e in attesa di un formulario di obbediente ortodossia da imporre al clero. La presa del potere in queste condizioni non può essere di certo un atto di leggerezza o di folle entusiasmo: a meno di non considerare tutte queste maledizioni come passeggere, semplici peripezie che dissimulano in realtà la vera fortuna del Re: il fatto cioè di trovarsi alla testa di un regno più ricco di uomini e di beni naturali di tanti altri, rinomato in tutta Europa per la bellezza dei suoi territori e dei suoi cieli, riconosciuto in tutto il mondo come luogo di alta spiritualità (Francia figlia primogenita della Chiesa), un regno infine che aveva recentemente trionfato sui suoi avversari Imperiali e Spagnoli, ridotti a quia nel 1648 e 1659….

Roma Medievale

Roma Medievale

Autore/i: AA. VV.
Editore: Laterza
A cura di André Vauchez.
Traduzioni di Elisabetta Bonasera e Sabina Marinetti pp. XXX-386, 70 tavv. a colori e b/n f.t., Roma-Bari

Nascosta come è tra i fasti delle rovine antiche e lo splendore dei palazzi rinascimentali e delle piazze e chiese barocche, la Roma medievale pare volersi sottrarre allo sguardo dell’osservatore. Eppure nei secoli che vanno da Gregorio Magno al cosiddetto esilio di Avignone dei papi, Roma conosce vicende di enorme importanza sia in campo politico-istituzionale sia a livello economico e urbanistico.
Questo libro, che vede tra i suoi autori i migliori medievisti italiani e stranieri, illustra l’alternarsi di momenti di crisi e momenti di espansione: lo sviluppo delle grandi famiglie romane che si impossesseranno del papato e lo sforzo di contenerle ad opera, per esempio, di Cola di Rienzo, la crescita demografica e urbanistica, la celebrazione del primo giubileo della storia della cristianità nel 1300 e la decadenza culminata nel trasferimento della sede pontificia ad Avignone, fino al ritorno del papato sulla sponda del Tevere e alla rinascita della città.

Saggi di G. Barone, M. Boiteaux, S. Carocci, P. Delogu, A. Esposito, É. Hubert, J.-C. Maire Vigueur, F. Marazzi, M. Miglio, S. Romano, P. Supino Martini, A. Vauchez, M. Vendittelli

Opere

Opere

Autore/i: Kleist Heinrich Von
Editore: Sansoni
A cura, con introduzione e note di Leone Traverso pp. XLV-992, Firenze

La presente raccolta, la più ampia che sia apparsa fino ad oggi in Italia, offre al lettore non solo tutte le novelle, ma anche il teatro (incluso l’originalissimo rifacimento dell’Anfitrione di Molière, per la prima volta tradotto nella nostra lingua); e inoltre, quel saggio Sul teatro di marionette che per la sua modernità si potrebbe attribuire a un Cocteau, alcuni dei più brillanti aneddoti, e – guida per il breve ma tormentoso cammino del poeta – una larga scelta di lettere. «La vita di Kleist – dice Leone Traverso nella introduzione alle Opere qui presentate – appare la forma negativa del getto bronzeo della sua opera. La lotta incessante col proprio destino, segnata da uno scacco a ogni fase, solo nell’opera si risolve in vittoria, e ancora solo pel futuro, per noi: a lui l’eccessivo rigore della sua coscienza artistica, oltre all’incomprensione dei contemporanei, negò ogni vero appagamento, tanto più l’agio tranquillo della forza certa in se stessa e paziente della propria sorte»; e alla serie di lotte e insuccessi il suicidio soltanto mette fine. Kleist narratore e autore tragico è stato riscoperto solo in questo secolo. Oggi critica e pubblico si accordano nel riconoscere al suo teatro, al di là di certe forzature e squilibri, la più genuina forza drammatica che si esprimesse in Germania, ed egli veramente rompe le categorie della tradizione creandone di nuove per il teatro futuro; mentre le sue novelle audaci di introspezione psicologica, si rivelano esemplari difficilmente superabili di energia narrativa, articolate come sono in uno stile netto, incisivo, essenziale.

Il Condottiero

Il Condottiero

Vita, avventure e battaglie di Bartolomeo Colleoni
Autore/i: Frigeni Careddu Mariana
Editore: Sperling & Kupfer
pp. 240, Milano

«Di statura più che alta, vigoroso e possente, ha la testa piantata sul largo collo taurino, il volto scavato e asciutto, gli occhi chiari, il naso forte, le narici grandi, il labbro sporgente, la bocca imperiosa dell’uomo atto al comando». È questo il ritratto di Bartolomeo Colleoni a trentatré anni, nel pieno di quella sua bellezza e virilità che, già all’epoca, hanno del leggendario: la sua storia d’amore con la regina Giovanna II di Napoli è fin cantata dai poeti suoi contemporanei. È uno dei più grandi condottieri di quell’età di ferro, caratterizzata da azioni gagliarde e infami atrocità, che vede all’opera tanti capitani di ventura simili a lui, il più delle volte ardimentosi, sovente ambigui, sempre avidi e ambiziosi. Bartolomeo non fa eccezione quanto ad ardimento: in nessun caso nelle tante battaglie vinte o perdute, da quella dell’Aquila a quella della Riccardina, lo si potrà tacciare di viltà, né si potrà imputargli d’essersi sottratto al suo dovere di soldato. L’ambiguità – ben lo sapeva il Machiavelli – era vizio intrinseco di quel pur sempre periglioso mestiere, e Bartolomeo non ne fu immune, benché in lui risulti attenuato da un’autentica «vocazione» alle armi. Ma Bartolomeo Colleoni è, sopra ogni altra cosa, emblema del suo tempo, di una complessa epoca di trasformazione in cui i confini tra virtù e vizio, tra amor d’intrigo e abilità politica sono labilissimi, quasi inesistenti. E Mariana Frigeni riesce a fondere meravigliosamente la vita avventurosa di Bartolomeo con i non meno avvincenti fatti storici che interessarono la nostra penisola lacerata da lotte intestine e perciò soggetta a ingerenze esterne di ogni tipo.

Il Ramo d’Oro

Il Ramo d’Oro

Della magia e della religione
Autore/i: Frazer James G.
Editore: Bollati Boringhieri
Prefazione di Giuseppe Cocchiara.
Traduzione di Laura De Bosis.
Cofanetto in tre volumi Vol. I pp. XIV-380, vol. II pp. VII-381-770, vol. III pp. VII-771-1150, Torino-

“La storia del pensiero ci deve mettere in guardia dal concludere troppo presto che la teoria scientifica del mondo, sol perché la migliore finora ideata, debba essere necessariamente completa e definitiva. Dobbiamo ricordare che in fondo le generalizzazioni della scienza o, come si dice comunemente, le leggi della natura, non sono che ipotesi emesse per spiegare quella fantasmagoria eternamente mutevole del pensiero che noi pomposamente denominiamo mondo e universo. In questa ultima analisi, magia, religione e scienza sono nulla più che teorie del pensiero; e come la scienza ha soppiantato i suoi predecessori, cosi potrebbe venire essa stessa a sua volta soppiantata da qualche più perfetta ipotesi e forse da un modo totalmente diverso di considerare i fenomeni – o di registrare le ombre che si profilano sullo schermo, – modo di cui ora non possiamo formarci neppure una pallida idea. Il progresso del sapere è un infinito avanzare verso una meta che eternamente si allontana. Non dobbiamo lamentarci di questa ricerca senza
fine. I sogni della magia possono un giorno divenire le tangibili realtà della scienza”

J. G. Frazer

Scultura Italiana Moderna

Scultura Italiana Moderna

Autore/i: Sapori Francesco
Editore: La Libreria dello Stato
pp. 506, nn. ill. b/n, Roma

Vasta e talora minuziosa è in ogni parte della terra la conoscenza dell’antica scultura d’Italia, quasi niente si sa invece all’estero della nostra scultura dal finire del decimottavo secolo ad oggi, cioè dal sommo Canova ai viventi che celebrano un’arte tipicamente italiana. Appariva quindi non meno doverosa che opportuna questa pubblicazione in triplice veste  (italiana, inglese, spagnola) nella quale vengono posti in piena luce gli aspetti indistruttibili delo stile poliedrico e il significato spirituale che muovono dalle opere a noi più vicine.
Di proposito sono ignorati i lavori scarsi di autentico pregio ed evitati gli aspetti talora opprimenti della plastica funeraria, né sono stati compresi, salvo pochissime eccezioni, gli innumerevoli altorilievi e bassorilievi che si eleggeranno idonea sede in raccolte di cose ornamentali e decorative.

Memorie del Terzo Reich

Memorie del Terzo Reich

Autore/i: Speer Albert
Editore: Arnoldo Mondadori Editore
Traduzione di Enrichetta e Quirino Maffi pp. 760, 24 tavv. b/n f.t, Milano

Estratto dalla Prefazione

«E adesso scriverà le sue memorie?» mi domandò uno dei primi americani che mi accadde di incontrare a Flensburg nel maggio del 1945. Da allora sono trascorsi ventiquattro anni, di cui ventuno nell’isolamento della prigione. Un lunghissimo tempo.
E le mie memorie le presento oggi. Ho cercato di descrivere gli avvenimenti del passato così come li ho vissuti io. Qualcuno dirà che li distorco, altri che non li vedo nella prospettiva giusta. Può essere vero, e può non esserlo: descrivo ciò che ho vissuto, ma lo descrivo come lo vedo oggi. Ho cercato di non evitare il passato, di affrontarlo. Non ho voluto sottrarmi né al fascino né all’orrore di quegli anni. Chi li ha vissuti con me non mancherà di criticarmi, ed è inevitabile. Per quanto sta in me, ho voluto essere sincero.
Queste memorie mirano a chiarire alcune delle premesse che portarono quasi fatalmente alla catastrofe in cui si concluse quell’epoca; dovrebbero apparire evidenti le conseguenze del fatto che un uomo abbia tenuto in pugno il potere, lui solo, senza alcun controllo; dovrebbe scaturirne anche la natura di quest’uomo. Davanti alla corte di Norimberga dissi che «se Hitler avesse avuto degli amici, io sarei stato un suo amico ». Gli devo gli entusiasmi e la celebrità della mia giovinezza, ma gli devo anche gli orrori e le colpe dell’età matura….

Vita di Girolamo Savonarola

Vita di Girolamo Savonarola

Autore/i: Ridolfi Roberto
Editore: Sansoni
Quarta edizione accresciuta.
Cofanetto di due volumi Vol. I pp. 404, ill. b/n f.t., vol. II pp. 405-744, ill. b/n f.t., Firenze

Estratto dalla Prefazione alla prima edizione

Se è vero che il giorno natale dei martiri è quello del loro martirio, la terra dove così nacquero è anche la loro patria terrena. Dico, dunque, che Firenze è la più vera patria di Girolamo Savonarola.
Ma i due maggiori biografi del profeta di San Marco sono oggi il Villari napoletano e lo Schnitzer tedesco, come tedeschi sono il Rudelbach e il Meier; francese, il mediocrissimo Perrens. Delle biografie di qualche importanza scritte non molto dopo i tempi del Frate, una è dovuta al più giovane Pico, mirandolano; mentre dell’autore di quella che indebitamente va sotto il nome del Burlamacchi lucchese, si ignorano il nome e la patria. Il buon Serafino Razzi nulla fu più che un devoto ed onesto apologista, e l’opera sua, inedita del resto, non è per lo storico cosa che valga. Né d’altre importa parlare.

Onde a me, fiorentino di ceppaia vecchia, sembra oggi di pagare soltanto una parte di un debito troppo grande, dando fuori pel quinto centenario dell’altra sua nascita una vita del Savonarola, in questa terra dov’egli mieté la sua messe di amore e di odio, dove attinse la grandezza, dove sofferse il martirio. E più che il mio ventennale travaglio sulle opere e sulla storia del Frate, più che il lungo studio e il grande amore, mi valga questa fiorentinità mia…

Charles de Foucauld

Charles de Foucauld

Autore/i: Castillon du Perron Marguerite
Editore: Jaca Book
Traduzione di Elisabetta De Michelis pp. 516, ill. b/n, Milano

Orfano a sei anni, ufficiale a Saumur, esploratore in Marocco, etnologo e linguista, domestico a Nazareth, eremita nel Sahara, maestro spirituale e confidente di esseri eccezionali, garante involontario della pace nello Hoggar: il destino di Charles de Foucauld, assassinato a Tamanrasset il 1 dicembre 1916, appassionerà tutti coloro che s’interessano all’epopea francese in Africa.
Molti biografi lo avevano presentato mentre entrava un giorno nella chiesa di Saint-Augustin a Parigi e ne usciva trasformato per sempre: la realtà è più misteriosa e delicata. Non è possibile comprendere l’uomo e il suo itinerario senza riproporli nel loro contesto familiare e sociale. Dai primi anni di Strasburgo al sacrificio delle Oasi, Charles de Foucauld ha vissuto molte vite: Marguerite Castillon du Perron, per prima, ce lo restituisce nella sua totale umanità, raccontando con il rigore dello storico gli anni dell’infanzia, la gioventù di colto festaiolo e la tristezza agostiniana della sua evoluzione fino alla rivelazione dell’esistenza di Dio. Spiega come questo giovane ufficiale mondano, troppo ricco e troppo vezzeggiato, passi dal disgusto e dal traviamento alla più profonda esigenza ascetica, e riconferisce importanza e profondità alla relazione che lo legava alla cugina Marie de Bondy.
Rifiutando l’agiografia, l’autrice non elude peraltro gli anni tormentati dopo la «trasformazione» di Charles de Foucauld, né la questione coloniale, né quella dei suoi rapporti con l’esercito. Appassionandosi al rischio insito in ogni itinerario di conversione, nel tracciare questa sorprendente avventura, Marguerite Castillon du Perron è riuscita a cogliere, in questa magistrale biografia, la personalità di uno dei «santi» più moderni della nostra epoca.

Storia di San Luigi

Storia di San Luigi

Autore/i: De Joinville Jean
Editore: Il Cigno Galileo Galilei
A cura di Armando Lippiello.
Prefazione di Jacques Le Goff. pp. XVIII-242, Roma

Estratto dalla Prefazione

La Storia di san Luigi, scritta probabilmente tra il 1305 e il 1309 da Joinville, siniscalco della Champagne e intimo del re, è un testo unico nella letteratura medioevale.
E’ la biografia di un santo laico scritta da un laico in lingua volgare e l’autore vi parla tanto di se stesso quanto del santo re e quindi il vero argomento di questa opera potrebbe intitolarsi: “San Luigi ed io”. Il coinvolgimento personale di Joinville è tale che esso si manifesta con un io deciso sin dalle prime righe dell’opera, (paragrafi 2 e 4, e soprattutto 19), così che la si può ben considerare come un modello precoce di soggettività letteraria.
La sua originalità si manifesta anche dal fatto che essa non ha modelli precedenti e non avrà posterità dato che il Livre des faits et bonnes moeurs du sage roi Charles Quint, scritto da Christine de Pisan alla fine del XIV secolo, anche se si colloca nella continuità di una devozione alla persona del re di Francia, è molto differente perché il saggio Carlo V non è un santo e i rapporti tra Christine e il re di Francia sono ben altri di quelli tra Joinville e san Luigi, essendo inoltre cambiato, in poco più di un secolo, il contesto politico e culturale,
Il singolare rapporto tra Joinville e san Luigi sembra collocarsi a prima vista nella prospettiva del ricordo. Persino in una epoca dove lo scritto ha molto progredito rispetto all’orale e trattandosi di un laico istruito che scrive e detta lui stesso, la memoria rimane una attività individuale e collettiva essenziale e se essa è viva in molti uomini della fine del XIII secolo, quella di Joinville è eccezionale. Degli storici impressionati ne hanno concluso che Joinville, che scrive la sua Storia più di trenta anni dopo la morte di san Luigi e più di mezzo secolo dopo i principali avvenimenti che racconta, aveva sia annotato dei ricordi poco tempo dopo la morte del re, negli anni 70, sia, addirittura, sbozzato una prima redazione del testo in quegli stessi anni….

Monologhi

Monologhi

Autore/i: Schleiermacher F. D. E.
Editore: Carabba
Introduzione e traduzione di Cecilia Dentice di Accadia pp. 160, Lanciano

Estratto dalla Introduzione

[…] Partecipe della corrente romantica, lo Schleiermacher non se ne lasciò tuttavia trascinare e travolgere. Anzi, in essa svolse quelle che già erano le sue più profonde esigenze: il problema religioso, il desiderio di intensificazione ed affinamento della vita interiore: quello di peculiarità e individualizzazione della coscienza, una nella sua poliedrica fiamma di arte, morale, filosofia, religione.

[…] Le sue esigenze spirituali assunsero, soprattutto nel fervore della prima rivelazione del verbo romantico e del suo primo incontro oon gli spiriti che lo incarnavano, un intenso colore romantico, che poi vennero perdendo o attenuando negli anni successivi, ma conservarono intatta la loro linea essenziale. I Discorsi e i Monologhi, scritti tra il ’99 e l’ 800, sono l’espressione più piena del periodo romantico della sua anima, e insieme rispondono mirabilmente ai bisogni dello spirito contemporaneo….

Studi Kierkegaardiani

Studi Kierkegaardiani

Con un inedito di Soeren Kierkegaard
Autore/i: AA. VV.
Editore: Morcelliana
Presentazione e cura di Cornelio Fabro pp. 440, Brescia

Estratto dalla Presentazione

A cent’ anni dalla morte del suo autore, non c’è opera umana che non possa presentarsi per un bilancio sul suo significato e sul suo esito. Quando poi si considera quel che hanno significato per l’Occidente i cent’anni trascorsi dalla morte di Kierkegaard e quel che la sua opera ha denunziato alla coscienza contemporanea, il trionfo prima dei sistemi della ragione e poi la loro presente dissoluzione, l’attualità di Kierkegaard non è più uno dei tanti fenomeni di dissipazione letteraria ma diventa il banco di prova della maturità di una generazione intera: è «l’esame», per usare il termine kierkegaardiano.
Meglio ancora, la sua opera, riscoperta alla cultura occidentale in questa prima metà del nostro secolo, è diventata lo «specchio» che ha fugato dall’uomo contemporaneo tutte le illusioni dell’immanenza: della scienza, della cultura, della politica, della tecnica… e dell’ oggettività in generale in cui l’uomo ha smarrito se stesso e il senso del proprio io. L’invito che si sprigiona da quest’opera è, soprattutto quello di un «ritorno» all’essere della verità e alle radici stesse dell’essere dell’uomo. Kierkegaard per suo conto invitava a «specchiarsi con vera benedizione nella Parola di Dio» ed osservava che «per prima cosa si deve fino a un certo punto conoscere se stessi»: perché se uno non si conosce, non può sapere che l’immagine che viene dallo specchio è la sua immagine e quindi non può riconoscersi. «Il paganesimo diceva: conosci te stesso! Il Cri· stianesimo dice: no, questo non è che il preambolo. Conosci te stesso – e poi guardati nello specchio della parola (J ac. 1, 23) per conoscerti veramente….

Visualizza indice

CORNELIO FABRO, Presentazione

NICOLA ABBAGNANO, Kierkegaard e il sentiero della possibilità

FELICE BATTAGLIA, Etica e religione nel «Diario» di Kierkegaard

F. J. BILLESKOV JANSEN, l grandi romanzi filosofici di Kierkegaard

REMO CANTONI, L’eredità spirituale di Soeren Kierkegaard

JAMES COLLINS, Fede e riflessione in Kierkegaard

CORNELIO FABRO, La «comunicazione della verità» nel pensiero di Kierkegaard

RÉGIS JOLIVET, La libertà e l’onnipotenza secondo Kierkegaard

KARL LOEWITH, Kierkegaard: «quel Singolo»

GIUSEPPE MASI, Il significato cristiano dell’amore in Kierkegaard

VIRGILIO MELCHIORRE, Kierkegaard ed Hegel. La polemica sul «punto di partenza»

PIERRE MESNARD, Spigolame filosofico al Congresso kierkegaardiano di Copenaghen

CARLO PERRIS, Psicopatologia ed esistenzialismo. Il problema della vita di Kierkegaard e la valutazione critica dei rapporti tra psicopatologia clinica e filosofia esistenziale

NIELS THULSTRUP, Incontro di Kierkegaard e Hamann

APPENDICE I

SOEREN KIERKEGAARD, La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa (a cura di Cornelio Fabro) .

APPENDICE Il

CORNELIO FABRO, Note di bibliografia kierkegaardiana

Storia della Magia

Storia della Magia

Autore/i: Chochod Louis
Editore: Dellavalle Editore
Traduzione di Marina Peano pp. 350, ill. b/n, Torino

Estratto dalla Prefazione

La storia della Magia si confonde con quella dell’umanità. Per quanto si risalga nel passato, si incontra sempre la magia, non ad uno stato più o meno rudimentale e che si perfezionerà nel corso dei secoli, ma già pienamente costituita e nelle stesse forme in cui la conosciamo ai giorni nostri.
Ci è sembrato che nel quadro ristretto di un solo volume, non si potesse trattare un soggetto cosi vasto, se non alla condizione di dare meno importanza ai fatti che alle idee fondamentali da cui quelli derivano.
Un simile metodo implica molte omissioni, il che potrebbe portare a risultati incompleti.
Esso offre tuttavia il vantaggio di proporre una panoramica più vivace e forse anche più esatta di una narrazione alla quale non si potrebbero dare, per mancanza di spazio, tutti gli sviluppi critici necessari.
D’altra parte è evidente che l’abuso delle parole in tutto ciò che ha rapporto con la magia ha causato negli animi una enorme confusione.
Generalmente si distingue male – quando si distingua – tra la magia e la stregoneria e non si vede chiaramente in qual modo certi casi, dipendenti dalla patologia o dalla metapsichica, si differenzino da altri indubbiamente dipendenti dal soprannaturale.

E il soprannaturale si separa dalla magia; a volte l’ispira, la domina sempre. Di conseguenza abbiamo giudicato utile cominciare con una definizione precisa del senso e del valore delle parole di cui ci serviremo e ci siamo preoccupati di stabilire nettamente le discriminanti indispensabili tra i differenti oggetti che queste parole designano. A questo proposito ci siamo basati sulla linguistica e sulla storia.
In seguito abbiamo esposto delle nozioni generali accompagnandole da considerazioni destinate a mettere in evidenza gli elementi di informazione, la cui conoscenza dovrebbe secondo noi, impedire di confondere la religione con la magia o di scambiare la religione per un prolungamento o una forma perfezionata della magia primitiva.
Abbiamo studiato in una seconda parte e dal duplice punto di vista della storia e della critica, le grandi tradizioni esoteriche deil’Antichità e dei Tempi moderni facendo precedere la maggior parte dei capitoli di questa seconda parte da alcune note destinate a situare uomini e cose nel loro contesto storico.

Codice Cavalleresco Italiano

Codice Cavalleresco Italiano

Con il commento, note e massime di Giurisprudenza cavalleresca
Autore/i: Gelli Jacopo
Editore: Ulrico Hoepli
Diciassettesima edizione rinnovata.
Prefazione di Paolo Lepanto Boldrini.
Repertorio di Aldo Legnani pp. XIX-336, Milano

Estratto dalla Prefazione alla sedicesima edizione (1929)

Il Codice cavallcresco italiano tocca, con questa 16a edizione, il cinquantesimo anno di vita.

Dal 1879, che vide uscire per i «Tipi della Gazzetta di Messina» la prima, modesta edizione di questo codice, Jacopo Gelli, con diligente passione. si dedicò alla raccolta e allo studio delle consuetudini cavalleresche italiane, per farne una sintesi ordinata, che servisse di guida agli inesperti e desse sicurezza ai provetti. Gli strali della critica interessata non lo risparmiarono. Talora si riversò velenosamente contro l’autore della raccolta il livore di chi, mal comportatosi, si vide mostrare stampata, nel codice, quella norma che lo condannava. E per l’erroneo preconcetto che il Gelli si fosse arrogata arbitrariamente la potestà di legiferare in materia d’onore, non mancarono neppure tentativi di togliere a lui una invidiata esclusività cercando di contrapporre norme a norme, e codice a codice….

Eclissi dell’Intellettuale

Eclissi dell’Intellettuale

Autore/i: Zolla Elémire
Editore: Bompiani
pp. 232, Milano

Estratto dal testo.

Fra i luoghi comuni che ci infestano è l’affermazione: «l’industria e il macchinismo possono sì danneggiare lo spirito, ma ciò dipende soltanto dal loro cattivo uso». La macchina in verità non diventa tirannica da sola, ma soltanto perché un certo «spirito» l’introduce, accompagna e alona. Staccare l’oggetto della rispondenza che suscita nel soggetto è già soggiacere allo spirito della rivoluzione industriale; cosi soggiace ad essa chi cerchi il punto archimedico per capovolgerne i nefasti effetti o nella distruzione luddita delle macchine o nella redenzione dello «spirito» con cui le macchine vengono impiegate. Infatti, come intuiva Goethe, nell’enciclopedismo già era immanente un assetto meccanico del reale, come d’altra parte l’enciclopedismo non sarebbe sorto senza lo sviluppo manifatturiero….

Lo Spirito del Dialogo Ebraico-Cristiano in Samuel Sandmel

Lo Spirito del Dialogo Ebraico-Cristiano in Samuel Sandmel

Autore/i: Katunarich Sergio M.
Editore: Marzorati
pp. XXIV-286, Milano

L’antico dialogo ebraico-cristiano, spesso segnato da incomprensioni e irrigidimenti reciproci e da momenti burrascosi, sta vivendo tuttora fasi cruciali dopo i fatti drammatici del nostro secolo. L’olocausto di sei milioni di Ebrei ha scosso la coscienza mondiale e ha contribuito a favorire il ritorno di Israele nella Terra delle antiche Promesse e il suo costituirsi in Stato autonomo, coronando le iniziative e gli sforzi mondiali del Movimento sionista. Da parte cristiana il progressivo incremento delle iniziative ecumeniche e le nitide posizioni di dialogo e di disponibilità a tutte le culture maturate nel Concilio Vaticano II hanno avviato tempi nuovi, creando una svolta importante nella storia dei rapporti ebreo-cattolici.
La presente opera è lo studio di un gesuita italiano sulla figura del rabbino americano Samuel Sandmel (1911-1979) e sul suo importante contributo al dialogo fra il mondo ebraico e il mondo cristiano. Nato da genitori di origine mitteleuropea, Sandmel ha conosciuto il cristianesimo anche durante quella sua formazione scientifica presso le università Duke del North Carolina e Yale che lo preparò a divenire un autorevole storico delle concezioni religiose e probabilmente il maggiore studioso ebreo del Nuovo Testamento negli Stati Uniti d’America.
Il lavoro del Katunarich, condotto con serenità e rispetto delle due diverse sfere e posizioni religiose, offre una rassegna dei più rilevanti momenti storici, dei fondamentali aspetti spirituali e delle convergenze e divergenze che intercorrono fra ebraismo e cristianesimo. Ne risulta un volume che si pone come una fonte utilissima per la conoscenza e la comprensione degli «interlocutori» e dei «terreni» del dialogo e delle sue prospettive.

Storia e Civilità degli Etruschi

Storia e Civilità degli Etruschi

Origine apogeo decadenza di un grande popolo dell’Italia antica
Autore/i: Staccioli Romolo A.
Editore: Newton Compton
pp. 400, ill. b/n, Roma

Le affascinanti esperienze culturali degli Etruschi e le assai poco note vicende della loro storia sono in quest’epera ricostruite e presentate dall’autore con il rigore dello studioso e la chiarezza di chi non disdegna il colloquio col grande pubblico. Una particolare attenzione è rivolta ad illustrare il quadro generale entro cui esperienze e vicende di questo «misterioso» popolo dell’Italia antica ebbero origine, si svilupparono e si esaurirono. Una impostazione questa per una chiave di lettura che rappresenta un’autentica novità, ed evita, come spesso è accaduto, di isolare gli Etruschi dal contesto degli altri popoli e delle altre civiltà del mondo antico. Ne deriva, tra l’altro, la «scoperta» che l’esperienza etrusca è stata fattore determinante dello sviluppo dell’ltalia ma anche uno tra gli elementi qualificanti e incisivi della più antica storia dell’intero mondo mediterraneo occidentale. Così si ripercorre, nel primissimi secoli del I millennio a.c., il periodo di formazione della nazione etrusca e della sua rapida evoluzione verso le forme della civiltà urbana mutuata dai Greci fino all’affermazione del suo «primato» tra il VII e il V secolo a.c. su gran parte dell’Italia e dei mari dell’Occidente. Ad esso fa seguito l’inevitabile declino sotto i colpi dei Siracusani, dei Galli e soprattutto dei Romani, e la conseguente forzata «federazione», con Roma conclusasi, allo scadere dello stesso I millennio a. c., con la piena integrazione nella nuova realtà dell’Italia romana.

Il Samurai

Il Samurai

Autore/i: Shūsaku Endō
Editore: Rusconi
Traduzione dall’inglese di Anna Solinas pp. 328, Milano

Se i fatti su cui si fonda questa opera di Endo, unico grande scrittore giapponese cattolico, sono tutti storicamente documentati, il suo intento non sembra però essere quello di presentare un affresco del Giappone del XVII secolo, epoca in cui i fieri isolani prima accolsero poi ripudiarono l’evangelizzazione considerando l’opera dei missionari stranieri un preludio alla conquista. Si avverte piuttosto in Endo il desiderio di delineare una parabola raccontando uno dei tanti modi, delle tante imperscrutabili vie, che possono condurre al Cristo, verso cui tende una umanità di umiliati e sconfitti.
«Un uomo brutto e emaciato … privo di maestà e di bellezza esteriore … un uomo nato in una terra lontana e morto in un remoto passato. Costui non ha nulla a che fare con me». Così pensa del Cristo Hasekura Rokuemon, povero samurai di campagna, per volere del suo feudatario che spera di intrattenere proficui commerci con la Nueva Espafia, il Messico, incaricato di una missione presso i potenti dell’Occidente cristiano: il re di Spagna, il Papa. L’ambasceria composta da tre altri samurai e da un centinaio tra mercanti e servi, è guidata da un francescano, Padre Velasco, uomo dal temperamento ardente in cui fede e desiderio di potenza (essere nominato Vescovo del Giappone) sono sentimenti contrastanti ma inscindibili. Il samurai di campagna e il missionario francescano partono dal Giappone il 28 ottobre del 1613, vi faranno ritorno anni dopo per subire entrambi il martirio in nome di una religione che il samurai, nel viaggio che lo ha condotto a Madrid e a Roma, ha accettato passivamente, per convenienza, ma che alla fine interiorizza con procedimento non razionale ma perché si sente «umiliato e sconfitto» e giunge così a riconoscere nel Cristo, la cui immagine lo ha perseguitato dalle Americhe all’Europa, il vero «re» di tutti gli umiliati e sconfitti.
Tornati sconfitti e umiliati dal loro viaggio tra i potenti dell’Occidente, i samurai incontrano a Veracruz, ultima tappa prima di salpare per il Giappone, questo loro connazionale umile, sconfitto, moribondo, e da lui Hasekura riceve la «buona novella» esemplificata in una rassegnazione non rassegnata che si ostina a chiedere giustizia. E a Veracruz, tra uomini vestiti di bianco e con in testa il sombrero, in un’osteria della plaza, ode canzoni che gli rammentano motivi sentiti spesso a casa sua. Il connubio tra Oriente e Occidente, i due fiumi che, è stato detto, scorrono paralleli e mai si incontreranno, si realizza ai livelli più sotterranei in quegli abissi del sottosuolo (o dell’inconscio) dove le loro acque si infiltrano e si confondono per fecondare insieme l’humus dal quale trae vita, in questo o nell’altro emisfero, a Oriente o a Occidente, ieri o oggi, la pianta uomo. Così Endo che per questo romanzo è stato insignito dalla critica giapponese del premio Noma ed è stato elogiato come scrittore di ampio respiro storico, relatore di un diario di viaggio avventuroso, in definitiva sembra che abbia voluto proporci piuttosto il diario di un viaggio, sì, ma del tutto spirituale, il viaggio che un uomo, vuoi il samurai Hasekura vuoi il francescano Velasco, compie all’interno di se stesso, nel proprio sottosuolo dove ha radice ogni umanità e dove si cela la premessa di ogni trascendenza.

Solidarietà e Percorso Iniziatico

Solidarietà e Percorso Iniziatico

L’impegno della massoneria contro vecchie e nuove povertà
Autore/i: Novarino Marco; Rosso Sergio
Editore: Bonanno
pp. 166, Acireale-Roma

In questo libro, suddiviso in due parti e scritto a quattro mani da Marco Novarino e Sergio Rosso, viene delineato con competenza il senso profondo che riveste la solidarietà massonica dalle sue origini fino ai nostri giorni. Le pagine di Marco Novarino tracciano, sotto il profilo storico, il percorso della solidarietà massonica, declinata in alcuni momenti con la beneficenza e in altri con la filantropia a partire dalle Corporazioni medievali fino ai primi anni del Novecento. In queste fasi il germogliare di iniziative promosse e sostenute dalla libera muratoria dimostra inconfutabilmente che la solidarietà non è un percorso del nostro presente ma fa parte della storia della massoneria; non a caso confrontando le esperienze del passato con quelle attuali, è possibile trovare considerevoli similitudini. Fra le associazioni paramassoniche più antiche sopravvissute nel tempo vi sono gli Asili Notturni Umberto I di Torino, dei quali, nella seconda parte di questo libro ci parla diffusamente Sergio Rosso, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia e Presidente degli Asili Notturni di Torino. Nel suo intervento chiarisce che questa centenaria istituzione non ha mai nascosto, pur senza ostentarlo, che il valore della solidarietà è una naturale conseguenza di quella crescita interiore che si realizza durante i lavori svolti sotto la volta stellata del Tempio massonico, alimentandosi e introiettando cultura e spiritualità. Prendendo come esempio l’esperienza degli Asili Notturni di Torino ultimamente sono nate numerose associazioni, coordinate dalla Federazione italiana di solidarietà massonica delle quali viene tracciata una breve descrizione del loro operato.

Il Grande Libro degli Haiku

Il Grande Libro degli Haiku

Autore/i: AA. VV.
Editore: Castelvecchi
a cura di Irene Starace, prefazione di Luca Cenisi.
Testo giapponese a fronte pp. XVI-816, Roma

Ha contagiato Eliot e Pound, ha ammaliato Burroughs, Kerouac e l’intera generazione beat: sospeso fra l’aforisma filosofico e la poesia pura, fra l’astrazione della mente e la fissità dei tre versi, l’haiku, con le sue diciassette sillabe, è il genere che meglio esprime la sensibilità giapponese. Dall’amore per la natura del grande maestro del XVII secolo Matsuo Bashō all’ironia malinconica di Issa, dal simbolismo novecentesco di Ogiwara Seisensui alla denuncia sociale di Kaneko Tōta: in più di cinquecento componimenti (con testo a fronte e traduzione fonetica) questo volume offre un percorso che restituisce una visione del mondo alla cui base vi è l’unità del tutto, in una lezione di enorme valore etico ed estetico.

Il Grande Ammiraglio

Il Grande Ammiraglio

Storia e leggende del calabrese Occhialì, cristiano e rinnegato che divenne Re
Autore/i: Ciconte Enzo
Editore: Rubbettino
pp. 92, Soveria Mannelli

 La storia di Occhialì è intrigante ed affascinante, ed è quella di un povero giovinetto calabrese sconosciuto e destinato a una vita difficile nel suo paese, che riesce a raggiungere gloria e potere in un paese straniero dove ha avuto la stima di quattro imperatori, a conferma delle sue capacità non solo militari, universalmente riconosciute in campo amico e in campo nemico, ma anche dalla sua abilità di tessere relazioni personali, di costruire rapporti, amicizie, interessi. Occhialì è stato sicuramente un personaggio notevole sotto molti aspetti, che richiamò l’attenzione dei contemporanei e il cui fascino è arrivato fino a noi. La vita di Occhialì si svolse tutta sulle sponde e sulle acque del mar Mediterraneo e ci racconta fatti accertati storicamente, ma è una vita che affascina perché ha molti tratti di fiaba e di favola che incantano e attraggono. La Calabria ha dimenticato questo suo figlio e la sua storia ha avuto un andamento carsico: s’inabissa per molto tempo per poi riemergere all’improvviso quando uno meno se lo aspetta. La Turchia ha di lui un ricordo più solido e duraturo perché quello che ha fatto non è stato dimenticato e la sua tomba continua ad essere visitata, meta di pellegrinaggi e di curiosi.

Talmud Babilonese

Talmud Babilonese

Trattato Ta’anìt (Digiuno)
Autore/i: Anonimo
Editore: Giuntina
A cura di Michael Ascoli.
Traduzione di Daniela Cohenca, David Della Rocca, Micol Nahon.
Testo ebraico a fronte.
Progetto traduzione Talmud Babilonese vol. 9 pp. 332, Firenze

Il digiuno, come forma rituale ebraica, esprime la contrizione di fronte a una disgrazia che ha colpito o minaccia di colpire la collettività o un singolo. È uno strumento di teshuvà, di pentimento, di ritorno al Signore. Con ciò, l’uomo sancisce che quanto avviene non è casuale, bensì opera di Dio e conseguenza delle nostre azioni.
Il digiuno è la pratica che i Maestri hanno stabilito per adempiere il comandamento biblico di invocare il Signore qualora vi sia una minaccia incombente o quando si sia già stati colpiti. Il digiuno rimarrebbe tuttavia privo di significato se non fosse accompagnato dalla preghiera e dall’analisi scrupolosa del proprio operato, tutte componenti essenziali del processo di teshuvà. L’istituzione del digiuno è quindi strettamente correlata con eventi che possono accadere o non accadere: siccità, carestie, pestilenze, guerre. Ai tempi della Mishnà e del Talmud, la minaccia maggiore e più frequente era quella della mancanza di pioggia. Pertanto il trattato affronta soprattutto questo argomento per poi estendere la disamina agli altri casi.
Vengono poi trattate tematiche legate ai digiuni fissi, collegati a eventi storici e alla memoria collettiva, nei quali si aggiunge anche la componente del lutto. In particolare, i Maestri discutono sui digiuni relativi alla distruzione del Bet haMiqdàsh (il Tempio di Gerusalemme): il digiuno del 9 del mese di Av, che commemora la distruzione del Secondo Tempio, e il digiuno di Ghedalià, in ricordo dell’assassinio del governatore di Gerusalemme dopo la distruzione del Primo Tempio. A questi si aggiunge il giorno di Kippur per il quale i Maestri hanno deciso l’obbligo di digiunare deducendolo sulla base del testo biblico Impoverirete le vostre persone (Lv 16,29).
Brani di Aggadà, cioè di racconto e insegnamenti morali, non strettamente normativi, sono una caratteristica dell’intero Talmud. Nel presente trattato ve ne è una particolare abbondanza, soprattutto per suffragare l’idea che i premi e le disgrazie devono essere intesi come ricompense e punizioni, conseguenti alle azioni dell’uomo. Alcuni  racconti, soprattutto quelli del terzo capitolo, sono sorprendenti per l’audacia delle loro narrazioni, sfociando spesso nel miracoloso; e la lettura non rimane scevra da un senso di inquietudine di fronte a quella che sembra un’eccessiva severità verso i protagonisti dei miracoli e i loro familiari.
Si può guardare al trattato di Ta‘anìt con nostalgia per la perduta immediatezza nel rapporto con il divino: la correlazione così netta e diretta fra meriti e pioggia ovvero colpe e siccità ci sembra oggi appartenere a una dimensione lontana, e anche la dipendenza così forte dalla pioggia per la sopravvivenza, almeno per una parte della popolazione mondiale, appare storia passata. Le previsioni del tempo consentono di sapere in anticipo l’arrivo o meno di pioggia con relativa sicurezza. Eppure, l’esito di una stagione più o meno piovosa o il verificarsi o meno di cataclismi riguardano ancora l’umanità tutta. L’immediatezza è forse venuta meno ma non l’incidenza dei fenomeni naturali che invece è rimasta immutata e in cui gli uomini hanno un ruolo di fondamentale importanza. In questo senso il trattato di Ta‘anìt sembra richiamarci a nuove responsabilità e consapevolezza rispetto alla cura della terra. 
Il trattato di Ta‘anìt contiene quattro capitoli, per ognuno dei quali si può identificare un tema principale: le piogge e i loro tempi; quando stabilire digiuni nel caso non ne cadano o non ne cadano abbastanza, o comunque non nei momenti in cui serve (1); le preghiere e gli usi propri dei giorni di digiuno (2); le circostanze in cui si fa digiuno (3); i digiuni fissi in ricordo di eventi specifici (4).
Il trattato si conclude con un’immagine bucolica, la descrizione festosa dei giorni più felici dell’anno: il 15 di Av e Yom Kippur, occasioni nelle quali le ragazze, vestite a festa, uscivano nelle vigne e cercavano di conquistare i loro futuri mariti.

Il Poema della Medicina

Il Poema della Medicina

Autore/i: Avicenna
Editore: Brancato
Traduzione e prefazione di Michele Papa.
Introduzione di Andrea Catanuso pp. 180, Catania

Estratto dalla Introduzione al Poema

Durante il Medio Evo, in cui, nella maggior parte dei casi, chi era ammalato doveva rivolgersi a ciarlatani, fattuchiere, all’intervento miracoloso della Vergine o di reliquie di Santi; appare necessario fare della medicina una vera scienza, dare cioè un’importanza teorica e pratica a tutte quelle nozioni fino ad allora note. Di ciò è importante testimonianza il “Poema della Medicina”, in cui vengono descritti in modo sintetico i principali canoni della medicina mediovale.
Il suo autore, ibn Sina, Avicenna per gli occidentali, vissuto tra il 980 ed il 1036, fu fra i più illustri sapienti dell’islam; egli si occupò di ogni genere di studi: astronomia, aritmetica, filosofia, politica, ma fu conosciuto soprattutto come medico; dei suoi testi, grazie alle traduzioni latine, attinsero le università di medicina europee finché non s’imposero i moderni criteri sperimentali.
Avicenna visse in un periodo di grande fioritura intellettuale islamica; la sua scienza riconosce, quale principale fonte, i manoscritti greci che venivano tradotti e studiati presso le Università persiane. Nel “Poema della medicina” vengono descritti, in modo conciso, i principali canoni che dovevano servire agli studenti come indirizzo pratico. Ciò fa di quest’opera un manuale che naturalmente, in più punti, paga il prezzo della sua sinteticità …

Praelectiones Geometricae e Ars Deformationum

<em>Praelectiones Geometricae</em> e <em>Ars Deformationum</em>

Testi inediti
Autore/i: Bruno Giordano
Editore: Edizioni di Storia e Letteratura
A cura di Giovanni Aquilecchia pp. 106, Roma

Estratto dalla Nota introduttiva

In quale particolare momento dell’ attività bruniana vanno collocate le fin qui ignorate Praelectiones geometricae e Ars deformationum? Se per entrambe, come del resto per qualsivoglia altra opera divulgata di Bruno, l’ovvio ’ terminus ante quem ’ coincide sicuramente con la data del suo arresto in Venezia il 23 maggio 1592, il ’terminus post quem’ coinciderà, non meno sicuramente, con la data di pubblicazione delle più recenti opere bruniane in esse citate e utilizzate: la primavera del 1591, data di pubblicazione del De triplici minimo, per le Praelectiones, e l’autunno dello stesso anno, data di pubblicazione del De monade, per l’Ars. In questo periodo ristretto di circa un anno si potrà tentare una ulteriore precisazione, non solo cronologica ma anche ambientale, sulla base di alcune considerazioni biografiche: per le quali va qui anzitutto ricordato quanto risulta dai documenti noti circa l’estremo anno di libertà da Bruno trascorso tra Francoforte, Zurigo, Padova e Venezia….

Iperborea. Il Mito Polare tra Simbologia, Estasi e Immaginazione

Iperborea. Il Mito Polare tra Simbologia, Estasi e Immaginazione

Autore/i: Albrile Ezio
Editore: Il Cerchio
pp. 88, Rimini

Mitologie che si perdono nel mare del tempo raccontano di una terra situata nell’estremo nord, la terra a cui approda Odisseo per giungere al regno delle ombre: uno spazio liquido dove l’Oceano ha i suoi confini, laggiù dove i Cimmeri hanno edificato la loro città, in un luogo dove eterna è la notte. Ma altre tradizioni parlano di una terra paradisiaca, un luogo dove l’esistenza umana si svolge senza problemi, nell’abbondanza di tutti i beni naturali, al riparo da ogni fatica e miseria. E il mito della terra Hyperborea, dove vive un’etnia favolosa immersa in una condizione di perfetta felicità e devota al culto di un unico dio, Apollo. In questo paese non vi sono né contrasti, né malattie; gli Iperborei vivono più di mille anni, anzi quando sono sazi della vita sono soliti interromperla di loro iniziativa, gettandosi nel mare da un’alta rupe: ritengono che questa sia la fine migliore e il genere di sepoltura più adatto a loro. L’Ade omerico è mutato in uno spazio paradisiaco.

Setaioli Italiani in Asia

Setaioli Italiani in Asia

Imprenditori della seta in Asia Centrale (1859-1871)
Autore/i: Zanier Claudio
Editore: Cleup
pp. 542, 70 tavv. a colori e b/n, Padova

Alla metà di quella Via della seta che per duemila anni unì la Cina al Mediterraneo vi sono dei grandi bacini fluviali chiusi, desertici e stepposi, con vaste oasi fertili di ricche agricolture e molto popolate: è l’Asia centrale. Vi sorgono città dai nomi favolosi, Bukhara e Samarcanda, poste un tempo agli estremi limiti dell’impero di Alessandro, nell’antica Transoxiana… Più tardi in queste regioni venne introdotto l’allevamento del baco da seta e la seta fu una delle maggiori attività economiche. Nell’Ottocento, filo e stoffe di seta dell’Emirato di Bukhara o del Khanato di Kokand andavano in India, in Russia e nell’Impero ottomano…

Quando scoppiò in Europa, alla metà dell’Ottocento, la devastante epidemia del baco (la pebrina) che mise in ginocchio la maggiore industria di esportazione dell’Italia, decine di professionisti – i semai – si misero a rastrellare le aree del mondo non colpite dal male da dove si importarono anno dopo anno, con spese enormi, grandi quantità di uova di quell’insetto – il seme-bachi – per poter far proseguire da noi il ciclo della seta. L’Asia Centrale, in parte russa e in parte divisa tra stati islamici indipendenti, non sfuggì alle ricerche… Sin dal 1859 vi si recarono più spedizioni italiane. I costi erano altissimi, i tempi per tragitti di migliaia di chilometri nell’ordine di mesi, i rischi personali assai elevati. I quattro della spedizione Meazza del 1863, presi per spie, vennero incarcerati per un anno rischiando la testa. I risultati concreti non furono quasi mai all’altezza delle aspettative, e l’Europa finì per scegliere il Giappone come suo fornitore di seme-bachi, ma la messe di documenti, lettere, relazioni, scritti editi e inediti, lasciatici dalla quindicina di italiani che vi si recarono costituiscono un patrimonio di informazioni di prima mano di grande valore che viene qui per la prima volta presentato seguendo il filo di seta che ha legato e reso coerenti quelle spedizioni.

Un Corano che Cammina

Un Corano che Cammina

Fondamenti di pensiero educativo, didattica e pedagogia islamica
Autore/i: Bocca-Aldaqre Francesca
Editore: Studium
pp. 158, Roma

«“Qual era la personalità del Profeta?” “Egli era un Corano che camminava tra noi”». Su questa incisiva descrizione, conosciutissima nel mondo musulmano, si basa l’interezza della pedagogia islamica; cioè il processo tramite il quale formare individui che si conformino al modello coranico. In quest’opera si analizzerà in primo luogo l’evoluzione della pedagogia nel mondo islamico, tramite un commento alla trattatistica classica e una panoramica delle istituzioni educative (kuttab, madrase e Università). Dopo un’analisi del declino del pensiero islamico e una breve prospettiva storica, la pedagogia islamica moderna – specialmente quella di stampo riformista – verrà presentata nella seconda parte del libro, assieme ad un quadro teorico originale che collega le fonti teologiche alla moderna psicologia dello sviluppo, gettando le basi di una filosofia islamica dell’età evolutiva.

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